Quotidiano

Jean-Dominique Durand

Dietro la crisi una manipolazione della storia

Di fronte agli ultimi eventi in Catalogna, sarebbe utile tornare all’insegnamento della Chiesa. In un discorso del 24 dicembre 1930 Papa Pio XI definì il nazionalismo “egoistico e duro”, come “odio e invidia in luogo del mutuo desiderio di bene, diffidenza e sospetto in luogo di fraterna fiducia, concorrenza e lotta in luogo di concorde cooperazione, ambizione di egemonia e di predominio in luogo del rispetto e della tutela di tutti i diritti, siano pur quelli dei deboli e dei piccoli”. Queste parole sono purtroppo di grande attualità. E sono state riprese da tutti i successori di Papa Ratti. Dopo la seconda guerra mondiale i popoli europei avevano compreso il prezzo del nazionalismo che per la seconda volta in meno di trent’anni aveva portato alla guerra. Le nazioni si erano allora impegnate in una costruzione inedita, quella dell’unità del continente sulla base della riconciliazione degli ex belligeranti. Tale costruzione era fondata anche sulla democrazia. Più avanti l’Europa aiutò la Spagna a uscire dalla dittatura e a costruire una vera democrazia che riconosce il loro posto alle identità regionali.

Francesco Soddu

Questione di giustizia, non di emergenza

Papa Francesco, nel suo discorso alla Fao, ha ribadito che rimuovere lo scandalo della fame è una questione di giustizia, non di emergenza. La sfida è rimettere al centro le relazioni tra gli uomini, fondandole sul riconoscimento della dignità umana come codice assoluto, e che richiama ad una responsabilità, diretta e indiretta, nella cura di tali relazioni che dal micro, dagli stili di vita di ognuno di noi, deve allargarsi al macro. Una sfida innanzitutto educativa e culturale per riqualificare la relazione in termini di alterità, dono e responsabilità, e poi certo anche politica. Un impegno che deve partire dal volto degli impoveriti e da attenzioni concrete nei loro confronti. Non basta però soccorrere ogni essere umano ferito sulle strade di Gerico della vita, non basta dar da mangiare agli affamati, ma bisogna aprirsi ad un concetto di carità più vasto che si preoccupi, nel contempo, di cambiare l’assetto della società. È proprio che qui la carità incrocia la giustizia, anche in ogni articolazione territoriale.

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