Quotidiano

Istant di M. Chiara Biagioni

Le fosse comuni dell’Isis reclamano giustizia

Sono l’emblema dell’atrocità: corpi nudi addossati gli uni contro gli altri in una massa informe di braccia e di gambe, dove è impossibile scorgere se sono donne o uomini oppure bambini. Sono l’espressione più vile del disprezzo per l’umanità, il limite che segna il confine ultimo: dove può arrivare l’odio dell’uomo contro l’uomo. C’è un Tribunale penale internazionale che è preposto a fare questo lavoro. Le sue decisioni non riporteranno in vita i morti. Ma permetteranno a chi è in vita di ricostruirsi un futuro nella verità

L’analisi di Francesco Bonini

L’Italia dei borghi e dei sindaci a testa alta

Stiamo vedendo i sindaci all’opera: non come singoli, ma come espressione di comunità. Perché non c’è leadership e responsabilità efficace che non affondi le proprie radici in un tessuto di famiglie, di condivisione, in una parola appunto di comunità. Responsabilizzare le comunità locali e i loro rappresentanti, in primo luogo proprio i sindaci diventa così un modo per valorizzare le energie migliori e più tradizionali d’Italia. Un tessuto che, come abbiamo visto ancora una volta in circostanze drammatiche, mostra una straordinaria “resilienza”, ovvero una capacità di assorbire e poi convenientemente reagire

La nota spirituale di Cristiana Dobner

Nel terremoto della psiche e della fede, credito a Dio

Quando il grido del terrore si innalza a Dio significa che, tutto sommato, Egli in un qualche modo che solo Lui conosce, è presente. Lasciar quindi esplodere paura, risentimento, accusa non fa altro che avvicinarci a Giobbe e a rendercelo fratello. Anche per lui ci fu distruzione completa e totale. Perdere affetti e cose lascia nella desolazione. Una sorta di deserto di sale che non si può percorrere con le proprie forze, bisogna guardare in alto e osservare le stelle che pur nella notte indicano la direzione. Lasciarsi portare alla meta. La nostra meta non può che guardare a Lui e chiedergli, nella strettoia dell’urlo, che stia vicino a chi soffre ed è innocente, che illumini chi ha avuto il dono della scienza a trovare strade di sicurezza. Non vuole dire sdraiarsi sicuri nel proprio letto e addormentarsi ma rischiare la propria vita in un Amen che guarda al Crocifisso, sofferente e dolente, per poterlo pensare Risorto. È la sfida che urla a Dio: guardaci, tutto da Te dipende

La suggestione
di Davide Rondoni

No, non siamo in Paradiso

Troppi pensieri, troppe filosofie, troppe idee politiche, troppe illusioni hanno preteso di cancellare questo dato di esperienza elementare: qui non siamo in un posto perfetto, non siamo del tutto a casa. Dire, come troppi fanno, che di fronte a queste tragedie non si sa cosa dire, significa consegnare queste tragedie alla insignificanza, a nessun acquisto di consapevolezza. L’uomo deve trovare le parole sempre, perché le parole sono il segno di un rapporto vivo e cosciente con la realtà. E anche quando si resta in silenzio, lo si fa perché il silenzio è una grande parola. Una parola che ha la misura dell’abisso che contempla

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Edizione del 29 agosto 2016

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