Settimanali cattolici: un manifesto per cavalcare l’innovazione

I giornali diocesani sono “Valori” e non “costi” come purtroppo talvolta si è portati a pensare. Certamente i settimanali cattolici devono far quadrare i conti e soprattutto “stare sul mercato” confrontandosi con le altre realtà, ma una diocesi, senza la propria voce, resta afona, si condanna all’irrilevanza, e si perdono occasioni di testimonianza di Verità in un mondo sempre più popolato da strumentalizzazioni e Fake news. Nel mondo di oggi, infatti, oltre alla carità spirituale e materiale, è più che mai necessaria una “carità culturale”

foto SIR/Marco Calvarese

Inizia oggi a Roma la XIX assemblea elettiva della Federazione italiana settimanali cattolici. Fin dal titolo scelto per l’assise “Libertà di stampa e presidi di libertà” è chiaro che si tratta di un momento decisivo per le 183 testate che rappresentano diocesi di ogni regione nonché comunità italiane all’estero. Un mondo variegato, ma anche per questo ricchissimo, che oggi deve interrogarsi sul suo futuro per proseguire nella sua preziosa opera di testimonianza e di radicamento sul territorio che dura, in alcuni casi, da oltre un secolo. “Utili strumenti di evangelizzazione, uno spazio nel quale la vita diocesana può validamente esprimersi e le varie componenti ecclesiali possono facilmente dialogare e comunicare. Lavorare nel settimanale diocesano significa sentire in modo particolare con la Chiesa locale, vivere la prossimità alla gente della città e dei paesi, e soprattutto leggere gli avvenimenti alla luce del Vangelo e del magistero della Chiesa”. Le parole di Papa Francesco, pronunciate durante l’udienza concessa alla Fisc il 16 dicembre 2017, sono uno stimolo, ma soprattutto sottolineano come i Settimanali cattolici rappresentino concretamente la sua idea “Chiesa in uscita”. I giornali diocesani sono “Valori” e non “costi” come purtroppo talvolta si è portati a pensare. Certamente i settimanali cattolici devono far quadrare i conti e soprattutto “stare sul mercato” confrontandosi con le altre realtà, ma una diocesi, senza la propria voce, resta afona, si condanna all’irrilevanza, e si perdono occasioni di testimonianza di Verità in un mondo sempre più popolato da strumentalizzazioni e Fake news. Nel mondo di oggi, infatti, oltre alla carità spirituale e materiale, è più che mai necessaria una “carità culturale”.

Eventi “in uscita” di richiamo nazionale

Anche per queste ragioni, una delle prime proposte concrete che si auspica diventino priorità per il prossimo quadriennio della Fisc, è quella di organizzare eventi culturali di richiamo nazionale. Giornate aperte a tutti in luoghi diversi del nostro Paese, fra le sue bellezze e le sue fragilità – nel già citato stile della Chiesa in uscita e che abita le periferie – dove grandi personalità, esperti di diversi campi, del giornalismo, ma non solo, possano confrontarsi su temi di attualità. Momenti di festa, di inclusione, di coinvolgimento giovanile, di valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, materiale e immateriale. Una rete di quasi duecento testate radicate da decenni sul territorio ha in questo senso un potenziale illimitato.

Formazione per cavalcare l’innovazione

Al tempo stesso l’aggiornamento e la formazione sono essenziali per restare al passo coi tempi, intercettare nuovi lettori e confezionare un prodotto editoriale sempre attuale e interessante. Infatti, in un mondo comunicativo in continuo mutamento, chi resta fermo arretra inesorabilmente. Per questo sarà indispensabile proporre a tutti gli operatori dei settimanali diocesani (giornalisti, grafici, social media manager…) corsi di formazione con i migliori esperti del settore. Oggi è impensabile che un giornalista, scrivendo un pezzo per il web, non tenga conto della visibilità sui motori di ricerca e della sua fruibilità sui Social Media.

Abitare con forza i social e aprirsi ai giovani

Altrettanto superficiale è considerare i Social come semplici luoghi di condivisione dei link degli articoli: essi sono strumenti che possono generare community. Un settimanale diocesano deve usarli per innescare dibattiti, raccontare esperienze, insomma generare comunità. La ricerca dell’innovazione assicura ai Settimanali diocesani un vivaio di futuri lettori. Sarebbe bello se le redazioni distribuite in modo così capillare sui territori, diventassero dei laboratori di ricerca e sperimentazione di nuove forme di comunicazione attraverso le tecnologie più avanzate. Le frontiere digitali non devono farci paura: anche Tik Tok è un luogo da abitare per entrare in contatto con gli adolescenti, usando il loro linguaggio e dialogando con il loro mondo. Tutti i giornali, anche i più piccoli, vanno aiutati a stabilire la loro presenza on-line e sui Social. Le redazioni meno strutturate o in difficoltà, devono trovare nella Federazione strumenti e servizi di rilancio e assistenza che almeno prevedano pacchetti pronti per la gestione di Siti e Social e soluzioni adeguate a riprogettare integralmente il proprio giornale, al fine di rilanciarlo con dignità e professionalità.

Strategie web comuni e ri-conversione su carta

Un’adeguata spinta innovativa potrà anche permettere un’integrazione Social e Web di tutte le testate sparse sul territorio che, se accompagnata ad una sinergia redazionale, potrà garantire una diffusione dei temi più cari ai giornali diocesani in modo capillare, innescando un meccanismo di engagement reciproco sui singoli profili Social di ogni realtà, valorizzando le singole voci all’interno di un unico e massiccio impianto comunicativo. Tale innovazione permetterà ad ogni singolo giornale di comunicare con la forza di 183 giornali: quando si tratterà di fare fronte comune sui temi condivisi questa struttura si rivelerà essenziale. Ancora, grazie all’integrazione Social, è possibile pensare a un progetto innovativo: quello della conversione dalla comunicazione digitale alla carta stampata. La Federazione potrebbe diventare pioniera nel tentativo di “trasformare” gli utenti in lettori e, perché no, in abbonati.

Comunità all’estero e dimensione europea

Altrettanto cruciale per la vita della Federazione è la delegazione estera. Dovranno essere valorizzati meglio i giornali italiani radicati in altri Paesi per lo più in Europa. Essi rappresentano la frontiera – non solo geografica – della Federazione. Garantiscono, ad esempio, la possibilità di sperimentare forme comunicative diocesane in contesti in cui il grado di secolarizzazione è più avanzato rispetto a quello italiano. Di fatto, i giornali esteri, ci offrono la possibilità di prepararci al futuro. È il momento di dare alla vita della Federazione un orizzonte Europeo. A tal proposito, anche al fine di alimentare il business senza sminuire lo spirito editoriale ed ecclesiale, è fondamentale che la Federazione inizi a partecipare ai bandi di euro progettazione, valorizzando le società editrici che compongono la famiglia dei settimanali cattolici, per lo più appartenenti al Terzo Settore.

Distribuzione postale e (non solo) in edicola

Infine un grave problema che accomuna tutte realtà editoriali diocesane, dal sud al nord, è quello legato ai ritardi e ai disservizi postali. Una criticità che penalizza gravemente le nostre testate che spesso contano su centinaia di abbonati fidelizzati. Riteniamo necessario intensificare le già avviate trattative con Poste italiane per cercare di ovviare a queste difficoltà, tornando a garantire un servizio efficace. Ogni soluzione deve comunque essere presa in esame perché sarebbe paradossale che nell’epoca in cui tutto può essere consegnato a domicilio – dai vestiti al cibo – proprio i periodici avessero difficoltà a giungere nelle case degli abbonati. A chi invece preferisce acquistare i giornali va comunque garantita una distribuzione efficiente, nonostante la chiusura di numerose edicole sul territorio. Anche in questo caso vanno migliorati i canali esistenti, esplorando al contempo altre soluzioni: dal tagliando comune per le testate Fisc alla vendita anche in altri esercizi dai minimarket ai centri commerciali.

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