Ripartenze d’autunno

Sta per arrivare l’autunno ma sembra quasi primavera, se primavera è simbolo di ripartenza. Si affaccia in casa, con il nuovo governo che ha ultimato la sua compagine; si avvia in Europa con le ultime nomine. L’autunno sarà un doppio banco di prova. I nodi al pettine sono tanti e più di uno è condiviso: la situazione economica e l’immigrazione pesano più di altri. E si impongono.

Sta per arrivare l’autunno ma sembra quasi primavera, se primavera è simbolo di ripartenza. Si affaccia in casa, con il nuovo governo che ha ultimato la sua compagine; si avvia in Europa con le ultime nomine. L’autunno sarà un doppio banco di prova.
I nodi al pettine sono tanti e più di uno è condiviso: la situazione economica e l’immigrazione pesano più di altri. E si impongono.
In Italia il governo giallo rosso, guidato dal premier Conte, sa che le ragioni economiche hanno contribuito alla sua costituzione: il Paese è scampato alla procedura per debito eccessivo – grazie alle garanzie date in piena estate a Bruxelles da Conte stesso – ma la Commissione europea tiene d’occhio i nostri conti pubblici, in attesa di ricevere a breve, entro il 15 ottobre, il Documento economico programmatico per il 2020.
Altro nodo da sciogliere è quello dell’aumento dell’Iva che, senza contromisure, passerà dal 22 al 25,2%. Per fermarla servirebbe un tesoro di 23 miliardi, che al momento non c’è. Quel che è certo è che, trattandosi di una tassa sul consumo, il suo aumento andrà a pesare sui bilanci delle famiglie, con un aggravio medio di 500 euro l’anno. Le due componenti di governo si sono dette ugualmente attente al lavoro: vedremo quali provvedimenti attueranno, specie in vista di un’onda di crisi che preoccupa tutta l’Eurozona.
All’interno del paese la matassa resta comunque ingarbugliata sia nelle singole forze (con divisioni annunciate in casa Pd e scontenti tra i Cinque stelle), sia su altre questioni. L’autonomia che regioni come Veneto e Lombardia avevano quasi in mano e che la crisi d’agosto ha congelato muove gli animi e annuncia battaglie. Scricchiolii si levano dal fronte scuola, che è partito con troppe cattedre vacanti, conseguenza dell’introdotta quota cento; sul fronte sanità che lamenta vuoti di risorse e di medici; su quello delle infrastrutture, fra anni di disattenzioni e gestioni da decidere. Mentre resta sempre alta la tensione sulla questione migranti, che è nostra quanto europea, ma che si continua ad affrontare con la calcolatrice in mano (anche se pochissimi badano ai numeri della demografia) e tanta ideologia che fa delle opposte vedute un fronte sul quale si giocano, e si perdono, vite.
E’ una questione a cui l’Europa intera si dovrà dedicare. L’auspicio e che si trovi quell’unità di intenti e di azioni che da tempo l’Italia chiede. Solo pochi giorni fa Conte ha sottoposto a Ursula von der Leyen, neo presidente della Commissione europea, la proposta dell’automatismo nella distribuzione. Staremo a vedere. Fa ben sperare il fatto che le attuali forze al governo abbiano un buon dialogo con la compagine europea. In Europa stessa, d’altro canto, possiamo contare su due nostri rappresentanti: David Sassoli come Presidente del Parlamento europeo e Paolo Gentiloni come commissario designato all’Economia.
Certo, anche in Europa aleggia lo spettro della crisi, che pure la Germania paventa. Tanto che è che l’ultima mossa di Mario Draghi, presidente della Bce fino al 31 ottobre, ha mirato al rilancio della crescita economica dell’Ue: “Spinti – ha dichiarato – da un indebolimento dell’economia nella zona euro più serio del previsto”.
Insomma, come i ragazzi, anche i politici sono sui banchi. Ma per loro è subito tempo di esami.

 

(*) direttore de “Il Popolo” (Concordia – Pordenone)

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