Lo spettro del sovranismo

Sui flussi migratori si vuole rivedere il patto di Dublino, che ha danneggiato le relazioni tra il nostro Paese e l’Unione Europea. Si torna a parlare di Bond europei. Le paure e gli sbandamenti degli elettori non ci sarebbero stati se le riforme fossero state decise fin dall’inizio della crisi

Una delle frasi più citate nella storia del pensiero politico, secondo Giorgio Galli, è l’incipit de “Il Manifesto del Partito Comunista”, scritto da Friedrich Engels e Karl Marx nel 1848: “Uno spettro si aggira per l’Europa”, ed era il comunismo. Ora questo è davvero un fantasma che sopravvive unicamente nelle accuse di deliranti signori, per rendere meno efficaci quelli che, nel mondo cattolico, vogliono operare secondo il comandamento dell’amore al prossimo e la scelta preferenziale dei poveri. Questa scelta è erroneamente attribuita solo a papa Francesco, proclamata invece solennemente da Giovanni Paolo II, nell’enciclica Sollicitudo rei socialis al n. 42: “…L’opzione è amore preferenziale per i poveri. È, questa, una opzione, o una forma speciale di primato nell’esercizio della carità cristiana, testimoniata da tutta la Tradizione della Chiesa”. Sulla scelta dei poveri, continua l’enciclica “con le decisioni che essa ci ispira, non può non abbracciare le immense moltitudini di affamati, di mendicanti, di senzatetto, senza assistenza medica e, soprattutto, senza speranza di un futuro migliore”. Nella Centesimus annus si può leggere anche, al n. 30: “il diritto di proprietà privata… è subordinato alla loro originaria destinazione comune dei beni”. Dato per acquisito che tutto questo è deduzione dal Vangelo e non Comunismo, le accuse contro papa Francesco e molti cattolici impegnati nella stessa direzione devono essere ritenute stupide illazioni. Oggi lo spettro che spaventa l’Europa è, forse, il sovranismo, contro cui le altre parti politiche hanno fatto argine. Si ricorrerà, finalmente, alle riforme già necessarie cinque anni fa? Si pensa di modificare il patto di stabilità a favore della crescita, che nell’ultimo decennio e in piena crisi ha frenato gli investimenti pubblici produttivi. Tutto ciò ora è voluto anche dalla Germania, che sente i morsi della stagnazione e mette finalmente a tacere i suoi falchi. Sui flussi migratori si vuole rivedere il patto di Dublino, che ha danneggiato le relazioni tra il nostro Paese e l’Unione Europea. Si torna a parlare di Bond europei. Le paure e gli sbandamenti degli elettori non ci sarebbero stati se le riforme fossero state decise fin dall’inizio della crisi. Non si può pretendere che tutti gli elettori sappiano fare analisi specifiche sui mercati globali, sugli eventi che li hanno favoriti. Si pretende, però, che nessuno ci speculi sopra per calcoli elettorali, e che si operi nei livelli operativi e politici per rendere le popolazioni più sicure e fiduciose.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

 

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