Se la casa brucia…

La Giornata nazionale del Creato del primo settembre promossa dalla Cei e un mese di impegno ecumenico sui temi ambientali servono per capire, una volta per tutte, che “tutto è connesso, tutto è collegato”, come scrive più volte Bergoglio nell'enciclica Laudato si’, un testo coraggioso e profetico.

Un’evidenza fin troppo clamorosa. Che il clima stia cambiando è sotto gli occhi di tutti. L’estate è ormai diventata tropicale anche alle nostre latitudini, un tempo considerate temperate. La colonnina di mercurio è spesso tra i 30 e i 40 gradi, valori che solo alcuni decenni fa erano considerati straordinari e quando si verificavano diventavano un’autentica notizia.
Ora invece ci abbiamo fatto l’abitudine. E di mesi roventi ne viviamo fin troppi. Eppure, nonostante queste modificazioni che si avvertono a pelle, c’è ancora chi si ostina ad affermare che i sostenitori dei cambiamenti climatici sono dei catastrofisti. Ho in mente la prima pagina di un quotidiano molto diffuso in Romagna che annunciava ampi servizi all’interno sostenendo l’insostenibile: anche negli anni ’60 ci sarebbero state giornate così arroventate, come quelle cui assistiamo inermi. Il giornale taceva però sulla sostanziale differenza tra ieri e oggi: allora erano eccezioni, ora sono la razione ordinaria.
Papa Francesco definisce l’ambiente “la casa comune”. Bellissima questa sua sottolineatura. Su questo versante, lo ammetto, Bergoglio mi ha fatto cambiare opinione. Fino a non troppo tempo fa consideravo le questioni ambientali di serie inferiore rispetto a quelle relative alla tutela della vita in tutti i suoi aspetti. Il Pontefice ha avuto il grande merito, a mio avviso, provenendo dal sud del mondo, di farci alzare lo sguardo per aiutarci a comprendere che battersi per la salvaguardia della vita rimane un impegno zoppo se accanto non ci si adopera con le stesse energie per assicurare un ambiente salubre in cui vivere.
Se la casa brucia, come finiranno coloro che la abitano? Mi pare questa la domanda retorica con la quale Papa Francesco intende sollecitarci. Ecco, allora, la Giornata nazionale del Creato del primo settembre (sabato 14 in diocesi di Cesena-Sarsina) promossa dalla Cei e un mese di impegno ecumenico sui temi ambientali per capire, una volta per tutte, che “tutto è connesso, tutto è collegato”, come scrive più volte Bergoglio nell’enciclica Laudato si’, un testo coraggioso e profetico.
Dice l’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, 27 anni in Brasile e presidente della Commissione Cei per i temi sociali, in un’intervista all’agenzia Sir: battersi per la tutela dell’ambiente, “significa indicare la difesa della terra come dono di Dio che non può essere depredata e distrutta”. Parole forti, chiare, indicative di un percorso da seguire.
Un deciso invito a dire basta, come ha fatto nei giorni scorsi l’episcopato brasiliano davanti agli incendi in Amazzonia. Non si può tacere davanti allo scempio di cui è oggetto la nostra casa comune. Mia tua nostra loro. Di tutti, appunto, e da salvare.

(*) direttore “Corriere Cesenate” (Cesena-Sarsina)

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