Consumi in cultura

I recenti dati dell’Istat sui consumi delle famiglie italiane indicano, come accade ancora molto spesso, un’Italia divisa a metà dove ad arrancare è sempre il Sud. I 150 al mese del nord superano di gran lunga i 90 euro al mese che spendono gli abitanti delle regioni del Mezzogiorno per seguire iniziative culturali. Stride in particolare, poi, la posizione della Basilicata che risulta 18ª, ovvero terzultima, nella classifica sui consumi culturali. La Regione che ospita la capitale europea della cultura, spende il 67,81% del valore complessivo, superando solo Calabria e Sicilia

I recenti dati dell’Istat sui consumi delle famiglie italiane indicano segnali per alcuni versi incoraggianti ma per altri tristemente eloquenti. Nell’ultimo anno, infatti, i consumi per beni culturali sono aumentati del 3,1%. Gli italiani, insomma, dedicano a cinema, teatro, concerti, una spesa pari a 130 euro mensili a dimostrazione che la tendenza del Paese si sta muovendo in modo incontestabile in ambiti diversi rispetto a quelli tradizionalmente previsti.
Le note dolenti arrivano però dalla lettura dei dati territoriali che indicano, come accade ancora molto spesso, un’Italia divisa a metà dove ad arrancare è sempre il Sud. I 150 al mese del nord superano di gran lunga i 90 euro al mese che spendono gli abitanti delle regioni del Mezzogiorno per seguire iniziative culturali.
Stride in particolare, poi, la posizione della Basilicata che risulta 18ª, ovvero terzultima, nella classifica sui consumi culturali. La Regione che ospita la capitale europea della cultura, spende il 67,81% del valore complessivo, superando solo Calabria e Sicilia.
Le riflessioni lasciano aperte una serie di approfondimenti che non possono non tenere in considerazione i valori del reddito medio che continua a segnare una profonda linea di demarcazione fra le due aree italiane continua a non ridursi. Lo confermano i dati sull’occupazione che lasciano ancora indietro il Mezzogiorno e che la cultura non ha ancora contribuito a migliorare. Eppure i segnali di potenzialità in crescita in questo settore, lascerebbe pensare ad opportunità di occupazione che proprio la cultura, insieme al turismo, potrebbero rappresentare.
Ma a frenare in modo drammatico questa tendenza ci pensa l’atavica mancanza di infrastrutture. Da quelle stradali a quelle tecnologiche, per il sud è ancora impossibile parlare di sistema di rete, di collegamento complessivo. Ancora oggi strumenti fondamentali come la copertura wifi, per molte aree è ancora un obiettivo da raggiungere. E questi sono spesso gli stessi territori che ospitano giovani in cerca di occupazione che tentano anche attraverso l’associazionismo di creare sistemi di relazioni e conoscenza.
E mentre il nord, e prima ancora il resto dell’Europa, attraverso le reti supera steccati e si pone come interlocutore credibile nei confronti delle istituzioni comunitarie, nel Mezzogiorno ci sono ancora piccole realtà nelle quali la stessa copertura telefonica mobile è un sogno.
La mappa descritta dall’Istat, in termini di tempo, è solo l’ultimo tassello scrostato di un puzzle che ancora oggi stenta a comporsi, un mosaico che le istituzioni devono contribuire a rendere meno incancrenito nella sua immobilità. La vera sfida è questa.

(*) direttrice “Logos” (Matera-Irsina)

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