Mare nostrum

Secondo la denuncia contro l’Unione europea presentata il 3 giugno alla Corte penale internazionale dell’Aia, l’abbandono di “Mare Nostrum” ha “volontariamente causato più vittime” nel Mediterraneo centrale che si è trasformato nella rotta migratoria più letale del mondo con oltre 14.500 persone morte in tre anni. L’Unione europea, l’Europa tutta, è ancora la culla della civiltà mediterranea? L’egoismo individualista e possessivo ci ha davvero reso così barbari? Non siamo più noi i cultori dei diritti umani universali proclamati dopo le stragi del ’900?

Mediterraneo centrale (Foto di Laurin Schmid/Sos Mediterranee)

Papa Francesco nel viaggio in Romania ha chiesto perdono per le discriminazioni subite dai Rom, alle quali neanche i cattolici erano estranei. L’accettazione delle differenze e l’accoglienza sono l’antidoto a forme di razzismo crescenti. L’Europa sembra non cogliere i rischi di questo fenomeno, anzi, si chiude sempre più. È di questi giorni la denuncia contro l’Unione europea, presentata il 3 giugno alla Corte penale internazionale dell’Aia, dall’esperto di diritto internazionale dell’Istituto di studi politici di Parigi, l’israeliano Omer Shatz, e dal giornalista francospagnolo Juan Branco. L’accusa è “di aver volontariamente causato più vittime con l’abbandono di Mare Nostrum”. Così il Mediterraneo centrale si è trasformato nella rotta migratoria più letale del mondo, dove in tre anni sono morte oltre 14.500 persone.
Secondo la denuncia, dopo la caduta di Gheddafi, Bruxelles ha cambiato linea politica lasciando i migranti in difficoltà in mare, “al fine di dissuadere altri in simili situazioni dalla ricerca di un rifugio sicuro in Europa”. Di fronte a questo ci chiediamo: l’Unione Europea, l’Europa tutta, è ancora la culla della civiltà mediterranea? L’egoismo individualista e possessivo ci ha davvero reso così barbari? Non siamo più noi i cultori dei diritti umani universali proclamati dopo le stragi del ’900?
Ha ragione il Papa a chiedere di pregare per l’Europa: “Ai credenti dico: pregate per l’Europa, pregate, che il Signore ci dia la grazia. Ai non credenti chiedo l’augurio del cuore, la buona volontà, il desiderio che l’Europa torni a essere il sogno dei padri fondatori”. E ancora: “Qualcuno forse si chiederà: è la fine di un sogno durato 70 anni? L’Europa ha bisogno di riprendere se stessa, superare le divisioni. Stiamo vedendo delle frontiere, e questo non fa bene. Si rispettino le culture di tutti, ma tutti uniti. L’Europa non si lasci vincere dal pessimismo, perché è attaccata da ideologie non europee, vengono da fuori”. Come controprova sono arrivate le parole del presidente Usa, Donald Trump, che ha invitato il Regno Unito a uscire senza nessun accordo dall’Unione europea. Dividere l’Europa è una scelta strategica dell’attuale presidente Usa; in questa direzione va anche l’appoggio ai sovranismi. Il mercato europeo e l’euro sono concorrenti forti al mercato Usa e al dollaro.
Il Papa fa riferimento al sogno dei padri fondatori. Possiamo ricordare qui solo tre principi che hanno ispirato i patti e i passi concreti da quando il sogno è partito: pace, giustizia, solidarietà-sussidiarietà.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

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