A Treviso don Davide e don Giacomo diventano sacerdoti: gemelli anche nella vocazione

Don Davide e don Giacomo Crespi, i fratelli gemelli di San Zenone degli Ezzelini, un paese ai piedi del Grappa, vicino ad Asolo, domenica 26 maggio hanno celebrato la prima messa nella loro parrocchia di origine. Una celebrazione alla quale ha partecipato il paese intero, dentro e fuori la chiesa. Don Giacomo e don Davide, 26 anni, sono stati ordinati sacerdoti dal vescovo di Treviso, Gianfranco Agostino Gardin, sabato 25 maggio, nella chiesa cattedrale, insieme ad altri tre amici e compagni di Seminario, don Luca Biasini, don Riccardo De Biasi e don Nicola Stocco

“Oggi siamo qui a contemplare le grandi opere che il Signore continua a compiere nella storia degli uomini: sì, Cristo è vivo, la fede è viva, la Chiesa è viva e mostra un volto giovane e bello: quello di don Giacomo e di don Davide!”. Mons. Stefano Chioatto ha espresso così nell’omelia la gioia e la gratitudine – che erano di tutti i presenti – per il dono dei novelli sacerdoti, don Davide e don Giacomo Crespi, i fratelli gemelli di San Zenone degli Ezzelini, un paese ai piedi del Grappa, vicino ad Asolo, che domenica 26 maggio hanno celebrato la prima messa nella loro parrocchia di origine. Una celebrazione alla quale ha partecipato il paese intero, dentro e fuori la chiesa.
Don Giacomo e don Davide, 26 anni, sono stati ordinati sacerdoti dal vescovo di Treviso, Gianfranco Agostino Gardin, sabato 25 maggio, nella chiesa cattedrale, insieme ad altri tre amici e compagni di Seminario, don Luca Biasini, don Riccardo De Biasi e don Nicola Stocco. Giovani, ha ricordato il Vescovo, che saranno “preti normali e felici. Nella loro ricerca di felicità, infatti, hanno scoperto che questa è data da una relazione intensa e affascinante con Gesù, dallo spendersi per aiutare gli altri a incontrarlo”.

Una storia semplice quella dei due fratelli, che durante la quinta elementare hanno frequentato i gruppi vocazionali proposti dal Seminario e sono rimasti affascinati dall’ambiente accogliente, dai giovani sacerdoti e dalla possibilità di approfondire l’amicizia con Gesù, tanto da annunciare ai genitori la scelta di voler entrare, a 11 anni, in prima media, nella Comunità ragazzi del Seminario diocesano.

“Erano 40 chilometri, lontanissimo allora per noi – racconta papà Giampietro – ho cambiato l’auto per poterli accompagnare settimanalmente e anche per partecipare noi agli incontri formativi e di spiritualità pensati apposta per i genitori, perché in Seminario in un certo senso “entra” tutta la famiglia.
Un cammino lungo 15 anni, personale e individuale, certo, ma nel sostegno reciproco, nella comprensione delle fatiche, nella gioia per i diversi passaggi, per le tappe nelle quali ciascuno ha detto il proprio Eccomi. “Fin dall’inizio ci siamo promessi che non ci saremmo comunicati in anticipo le reciproche scelte – racconta don Davide – proprio per non influenzarci, anche se il nostro legame è così profondo che basta che ci guardiamo per capire se qualcosa non va, se uno dei due ha qualche preoccupazione, o una gioia grande nel cuore”.

I “piccoli” di casa, arrivati a distanza di 11 e di 5 anni dalle sorelle Irene e Maria, hanno frequentato classi diverse a scuola (“Ma la festa di compleanno era unica, e così avevamo almeno 40 ragazzini per casa” racconta mamma Agnese), istituti diversi alle superiori, hanno amici diversi, eppure, la chiamata del Signore li ha raggiunti entrambi, alla stessa età, ed entrambi hanno detto il loro personalissimo “Sì”.
Davide e Giacomo, come Riccardo, Luca e Nicola, che invece sono entrati in Seminario rispettivamente a 17, 19 e 27 anni “avrebbero potuto voltare le spalle alla chiamata, e hanno invece risposto, facendo loro le parole del profeta Isaia: ‘Eccomi, manda me!’” ha ricordato mons. Gardin durante la messa.

“In questi anni abbiamo sempre percepito di non essere da soli, di essere accompagnati e sostenuti, soprattutto dai nostri genitori, perché è grazie al loro primo ‘Sì’ e alla loro testimonianza di fedeltà se noi abbiamo potuto poi dire i nostri ‘Sì’ sempre più grandi – racconta don Giacomo -. Un po’ alla volta abbiamo imparato a fidarci del Signore e delle persone che ci metteva accanto, primi tra tutti i sacerdoti educatori”.

“La Comunità ragazzi è preziosissima – sottolinea don Davide – ti aiuta a conoscere il Signore, ti insegna a vivere la fraternità, a sentirti comunità, a entrare nella dinamica che le scelte nella vita non si fanno da soli, che il Signore ci accompagna sempre. Ci si confronta con il servizio, con le esperienze caritative, finché si sente che una Parola ti parla più delle altre, e capisci che quando c’entra il Signore, lui ti prende tutto. E allora provi a dire Sì, perché se la tua risposta coincide con il suo progetto, allora sei felice”.

Alla loro prima messa don Giacomo ha presieduto e don Davide ha concelebrato, insieme a molti sacerdoti. Al termine don Davide, a nome di entrambi, ha ringraziato il Signore per le meraviglie compiute nella loro vita, ha ringraziato la famiglia, le catechiste, i preti che li hanno accompagnati, le persone che hanno pregato per loro, e tutti i presenti.
E, a sorpresa, c’è stato il grazie di don Giacomo proprio a don Davide, “che per me sei fratello, gemello, compagno di strada e amico vero, perché se «Dio ama, ma sempre attraverso qualcuno», come diceva don Pino Puglisi, per me questo qualcuno sei anche tu. Grazie perché hai camminato con discrezione e libertà accanto a me in questi anni. Ho pregato anche per te in questa nostra prima messa. Guarda al Signore, l’unica roccia: è lui che vive in te ed è per lui che sei chiamato a vivere con tutto te stesso”.
Straordinaria la presenza (750 persone) al pranzo allestito da Pro loco, Alpini e altri volontari, e animato dagli amici, quelli che – ha ricordato don Davide – “ci sono stati vicini in questi anni e ci hanno tenuti con i piedi per terra”.
E come immagine ricordo, donata a ciascuno, hanno scelto la chiamata di Simon Pietro e Andrea lungo il mare di Galilea, i primi due discepoli, una coppia di fratelli, raggiunti dalla promessa grande di Gesù: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”.

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