La tecnologia non aiuta

Siamo circondati da dispositivi che devono aiutarci ma non sostituirsi a noi, alla nostra mente, alla nostra capacità di scegliere. La tecnologia ci aiuterà a superare limiti, ma l’essere umano, macchina fatta di anima e cuore, deve rimanere al centro di tutto. Al centro della vita.

Quanto ci aiuta la tecnologia? Ce lo chiediamo probabilmente ogni volta che dobbiamo cercare una strada sconosciuta, ritrovare una notizia che non siamo riusciti a leggere, cercare una informazione per la ricerca di nostro figlio. La tecnologia è poi fondamentale in ambito sanitario per le nuove cure sulle malattie degenerative o per poter contattare uno specialista che vive in un’altra città. Quanto, però, questi meccanismi incidano sulla nostra personalità sembra essere meno importante.
Siamo meno abituati a cercare nel modo adatto, a mettere in moto la nostra intelligenza, ad essere insomma meno passivi. E le ricadute sono facilmente prevedibili: siamo una società pigra, che non ama approfondire, che si accontenta molto facilmente e che rifugge ogni tipo di imprevisto. Un po’ come accade agli animali che si muovono in branco o, peggio ancora, alle formiche che perdono il controllo se sul loro cammino trovano anche solo un segno diverso o peggio ancora un ostacolo da superare.
Urge, dunque, una riflessione su come la tecnologia a qualsiasi livello debba essere utilizzata nel modo più adeguato e sensato, a cominciare dal mondo della scuola per arrivare agli strumenti di comunicazione più semplici come i cellulari. Si tratta in tutti i casi di dispositivi che devono aiutarci ma non sostituirsi a noi, alla nostra mente, alla nostra capacità di scegliere. Non è raro, spiegano alcuni insegnanti, che i bambini ai quali viene consegnato un libro di testo, spesso usino pollice e indice per ampliarne la grandezza, per poterli consultare meglio come si fa con una immagine sul cellulare o sull’iPad. È l’approccio dei più piccoli quello al quale dobbiamo fare riferimento perché saranno loro a costruire non solo le comunità future ma anche le istituzioni, le associazioni, e tutti i gangli della catena sociale. È a loro che siamo ancora in tempo per spiegare la bellezza di un disegno a matita, di una passeggiata in campagna, di un pensiero autonomo. La tecnologia ci aiuterà a superare limiti e a camminare su Marte? Forse, ma l’essere umano, macchina fatta di anima e cuore, deve rimanere al centro di tutto. Al centro della vita.

(*) direttrice “Logos” (Matera-Irsina)

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