Ricostruire la comunità

Sono tante e troppe le situazioni che viviamo nella nostra quotidianità e che parlano di relazioni problematiche, di mancanza di lavoro, di leggi di mercato che puntano solo al profitto, di povertà sempre nuove e diverse. Necessita un’inversione di rotta che può e deve essere operata con il coinvolgimento di tutti, mettendoci la faccia e sporcandoci anche le mani

L’evento del Cristo Risorto, momento centrale dell’anno liturgico, giunge a tutti noi con tutta la sua attualità dei contenuti che reca in sé. Le feste più importanti dell’anno, tra le tante cose, servono a darci momenti di giusto riposo ed occasioni importanti per una corretta riflessione su quel che siamo e su quello che accade attorno a noi.
Anche L’Araldo, come è sua tradizione, fa una settimana di vacanza e riprenderà le pubblicazioni con il numero che recherà la data del 5 maggio. I nostri lettori avranno notato che il nostro settimanale sta cercando sempre più di porsi come utile strumento a disposizione di tutta la comunità diocesana di Teramo-Atri. In un contesto, come il nostro, nel quale la tecnologia ha completamente trasformato la dinamica dell’informazione, velocizzandola al massimo e riducendola, nel contempo, all’essenziale, a messaggi brevissimi, immediati, spesso, purtroppo, anche non corretti o addirittura falsi, è importante rivalutare lo strumento scritto “tradizionale” ai fini di una corretta ed il più possibile veritiera informazione finalizzata ad una adeguata riflessione.
Tutto ciò anche al fine di restituire la giusta dimensione alle relazioni umane che vedano al centro la persona e la sua dignità unica, sacra ed inviolabile. Scambiarsi gli auguri a Pasqua non può e non deve essere circoscritto ad un gesto abituale e ripetitivo che non provoca una nostra presenza nuova e diversa all’interno della comunità nella quale viviamo e che necessita di un nostro concreto coinvolgimento al fine di evitare una sua completa frantumazione. L’icona della tomba vuota e del Cristo Risorto non è per il cristiano un semplice ricordo da celebrare solo con gesti esteriori e formali, ma si conferma come invito a tutti a fare unità attorno a Lui per ricondurre ad unità la comunità nella quale viviamo.
Una comunità che è frantumata a causa della perdita di tutti quei valori che affratellano l’essere umano, che lo rendono capace di camminare assieme all’altro a prescindere da razza, religione, lingua… A ciascuno di noi il contributo per ricostruire una comunità che sappia tenere lontano ogni vento di odio, di guerra, di sopraffazione, di violenza, di paura…
Sono tante e troppe le situazioni che viviamo nella nostra quotidianità e che parlano di relazioni problematiche, di mancanza di lavoro, di leggi di mercato che puntano solo al profitto, di povertà sempre nuove e diverse. Necessita un’inversione di rotta che può e deve essere operata con il coinvolgimento di tutti, mettendoci la faccia e sporcandoci anche le mani. Questa potrebbe essere per tutti la Pasqua del cambiamento ed è quello che auguriamo con cuore sincero.

(*) direttore “L’Araldo Abruzzese” (Teramo-Atri)

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