Fare la Pasqua è come fare la primavera

Anche in questo 2019 possiamo farci contemporanei di Gesù. Se però non “assistiamo” ad una scena d’altri tempi o “studiamo” un testo d’archivio, ma se accettiamo di calarci personalmente dentro il misterioso percorso in salita del nostro Salvatore. Di confrontarci con la sua chiamata a dare la vita, anche al prezzo di un calice amaro. Di affrontare una condanna palesemente infondata, come tante ingiustizie planetarie del nostro tempo. Di aiutarlo a portare la croce come i cirenei dei nostri quartieri e delle nostre parrocchie, disponibili a reggere il peso di un’economia sbilanciata. Di imparare il perdono, che è amore donato settanta volte sette, anche a coloro che non sanno quello che fanno

Anche i bambini si fermano finalmente a osservare i tre lettori in dialogo dall’ambone. I ragazzi nei banchi non chiacchierano più fra loro. Gli anziani tendono l’orecchio e colgono il dettaglio mai notato prima nel testo dei vangeli. Ogni domenica delle Palme è così: ci stupisce e ci arriva sempre nuova la lettura del “Passio”. E non perché siamo diversi dall’anno scorso e perché questa Settimana Santa ci trova cambiati. Perché, allora?
Non è teatro, la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, anche se ci aiutano le rappresentazioni popolari, come quella che a Romeno, in val di Non, ripropone domenica pomeriggio il gruppo culturale Arzberg. E non è solo meditazione, da accompagnare con la musica e le voci bianche, come faranno i giovani della Valsugana lunedì nella chiesa del monastero di Borgo con le sorelle Clarisse.
È un racconto che non ci lascia in pace e che ci mette in uno stato di provvida agitazione. Come le donne che s’affrettano scuotendo le palme in “Maria Maddalena” di Garth Davis, il film apprezzato questa settimana da molti trentini nella rassegna diocesana “Noi cinema”.
Alle porte di Gerusalemme, all’inizio della Settimana Santa, Gesù ci aspetta ancora una volta. Sia che la nostra Quaresima sia stata ricca di ascolto e di gesti di conversione, sia che i quaranta giorni siano scivolati via in una pigra indifferenza. Ci aspetta perché ancora una volta vuole farsi accompagnare, coinvolgerci nella sua vicenda drammatica, nelle sue più buie ore terrene, squarciate all’alba del terzo giorno dai raggi potenti che annunciano la Risurrezione.
Anche in questo 2019 possiamo farci contemporanei di Gesù. Se però non “assistiamo” ad una scena d’altri tempi o “studiamo” un testo d’archivio, ma se accettiamo di calarci personalmente dentro il misterioso percorso in salita del nostro Salvatore. Di confrontarci con la sua chiamata a dare la vita, anche al prezzo di un calice amaro. Di affrontare una condanna palesemente infondata, come tante ingiustizie planetarie del nostro tempo. Di aiutarlo a portare la croce come i cirenei dei nostri quartieri e delle nostre parrocchie, disponibili a reggere il peso di un’economia sbilanciata. Di imparare il perdono, che è amore donato settanta volte sette, anche a coloro che non sanno quello che fanno.
Con le sue proposte pastorali – dalla Via Crucis dei giovani alle “Quarantore” con i gruppi ecclesiali – questa “grande settimana” è un dono in grado di rigenerarci e non a caso è stata definita da Paolo VI, ora santo, “la sorgente di tutte le altre celebrazioni dell’anno liturgico stesso, perché tutte si riferiscono al mistero della nostra redenzione, cioè al mistero pasquale”.
È in questa luce stagionale, non romantica o infantile, ma provvidenzialmente concreta e incalzante, che possiamo vivere con riconoscenza ancora una volta le Palme. In questa domenica la Chiesa proclama l’intera Passione per evitare quello che il nostro ex direttore don Vittorio Cristelli chiamava “il pericolo del salto”: dall’osanna all’alleluia, senza passare per la passione e la morte.
Don Primo Mazzolari, il parroco di Bozzolo ammirato da Papa Francesco, diceva: “Fare la Pasqua è come fare la primavera. Non si assiste allo spettacolo della primavera o, se mi pare di assistere alla meraviglia di essa, m’accorgo che sono anch’io nella primavera, che io stesso sono la primavera e che la rinascita della natura è un poco la mia stessa rinascita e che il mio comprendere e godere la primavera è regolato dalla mia partecipazione”.
Che sia per ciascuno di voi, amici lettori, e per le vostre famiglie una “grande settimana”.

(*) direttore “Vita Trentina” (Trento)

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