Il convegno di Verona e il dialogo impossibile

Noi italiani riusciremo, un giorno, a dialogare tra esponenti politici e simpatizzanti di destra e di sinistra, con un approccio costruttivo? Riusciremo mai a confrontarci seriamente, anche all’interno della Chiesa, tra i cosiddetti “cristiani dei valori irrinunciabili” e i cosiddetti “cristiani sociali”? Riusciremo a farlo, senza insultarci a vicenda e senza disprezzare l’altro per dimostrare che “solo io ho ragione”?

“Unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”: era questo uno dei principali obiettivi del 13° Congresso mondiale sulla famiglia che si è svolto a Verona dal 29 al 31 marzo. Va ricordato – per chiarezza – che tale congresso (il World congress of families, in sigla: Wcf) è un evento pubblico internazionale cui sono invitati leader politici a livello mondiale. Solo per ricordare le ultime edizioni, nel 2018 il Congresso fu ospitato in Moldavia, mentre nel 2017 fu realizzato a Budapest sotto la direzione del primo ministro ungherese Viktor Orban. Anima del Congresso sulla famiglia è Brian Brown, presidente dell’Organizzazione internazionale per la famiglia (Iof), l’ente che concretamente organizza l’annuale convegno. Statunitense, 45 anni, con 9 figli, convertitosi al cattolicesimo, Brown è un grande sostenitore del presidente Donald Trump. Da questi pur essenziali cenni, si intuiscono le affinità di carattere politico del Congresso e si comprende perché la Lega, insieme ad altri esponenti della destra italiana (la Meloni, ad esempio), abbia aderito praticamente in blocco e abbia manifestato in modo inequivocabile il suo sostegno al convegno di Verona. Anche varie organizzazioni di ispirazione cristiana e cattolica, particolarmente sensibili ai temi dell’aborto e del gender, vi hanno partecipato con entusiasmo.
Con sorpresa di qualcuno, il Vaticano e una parte significativa del mondo cattolico italiano hanno accolto con una certa freddezza il congresso veronese. “Condivido la sostanza, ma non le modalità del convegno” ha detto il card. Parolin, segretario di Stato del Vaticano, che ne ha preso così le distanze. Papa Francesco, interpellato sull’argomento nel viaggio di ritorno dal Marocco, ha confermato il messaggio di Parolin. Esplicito è stato il rifiuto a partecipare al congresso da parte del Forum delle famiglie, che costituisce una parte cospicua dell’associazionismo familiare cattolico: organismo ormai collaudato nel tempo, il Forum rappresenta circa quattro milioni di famiglie attraverso 564 associazioni locali, 47 nazionali e 18 forum regionali, e ormai da 25 anni cerca di sviluppare la sensibilità al mondo della famiglia in modo dialogico, organico e coordinato. Se lo scopo era quello di “unire e far collaborare”, bisogna riconoscere che il Congresso non è riuscito nel suo principale intento o che vi è riuscito solo molto parzialmente, dal momento che alcuni soggetti autorevoli si son tenuti fuori. Anzi, restando nell’ambito squisitamente nazionale, il rischio che si è corso (e che si corre anche ora) è quello di esacerbare le tensioni nella società e, soprattutto, all’interno delle comunità cristiane. I giorni del Convegno, purtroppo, sono stati caratterizzati da una bagarre mediatica, che ne ha accentuato il carattere polemico e divisivo. Al rischio della frammentazione fa riferimento il discorso introduttivo ai lavori del Consiglio permanente della Cei del card. Bassetti, dello scorso lunedì.
Insistendo con forza sulla “sinodalità” come metodo da seguire nella chiesa e nella società, ha detto: “Purtroppo, quando manca questo sguardo [sinodale], riusciamo a dividerci su tutto, a contrapporre le piazze, persino sul tema prioritario come quello della famiglia, sul quale paghiamo un ritardo tanto incredibile quanto ingiusto”. “I temi etici sono divisivi e per questo non sono nel Contratto di governo” ha detto un’esponente dei 5 Stelle. Eppure sulla famiglia – proprio quella “fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna”, come ha ribadito Papa Francesco a Loreto il 25 marzo scorso – è necessario unire le forze e trovare insieme delle vie concrete di azione. Individuare dei punti di unità, infatti, è quanto mai urgente per definire politiche di sostegno a favore della famiglia, delle giovani coppie e dei loro figli. Ma noi italiani riusciremo, un giorno, a dialogare tra esponenti politici e simpatizzanti di destra e di sinistra, con un approccio costruttivo? Riusciremo mai a confrontarci seriamente, anche all’interno della Chiesa, tra i cosiddetti “cristiani dei valori irrinunciabili” e i cosiddetti “cristiani sociali”? Riusciremo a farlo, senza insultarci a vicenda e senza disprezzare l’altro per dimostrare che “solo io ho ragione”? Riusciremo a dialogare tra destra e sinistra, dentro e fuori la Chiesa, stando “sul pezzo”, cioè mettendo da parte le ideologie e confrontandoci con la realtà? La domanda non è retorica. Attualmente, sembra proprio di no. In futuro, chissà.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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