“Lo chiedono gli italiani”

L’espressione la usano, indifferentemente, i leader dei Cinquestelle e quelli della Lega ogniqualvolta presentano un provvedimento da loro sponsorizzato. Salvini o Di Maio difficilmente si presentano insieme davanti alla stampa per annunciare una legge o una proposta assunta insieme in seno al governo. Ognuno presenta la legge che può essere ricondotta al programma del proprio partito. L’esempio più eclatante è quello del reddito di cittadinanza e quota cento

foto SIR/Marco Calvarese

L’espressione più utilizzata dai governanti per rispondere alle tante critiche verso il loro operato, suona pressappoco così: “lo chiedono gli italiani”. La usano, indifferentemente, i leader dei Cinquestelle e quelli della Lega ogniqualvolta presentano un provvedimento da loro sponsorizzato. Salvini o Di Maio difficilmente si presentano insieme davanti alla stampa per annunciare una legge o una proposta assunta insieme in seno al governo. Ognuno presenta la legge che può essere ricondotta al programma del proprio partito. L’esempio più eclatante è quello del reddito di cittadinanza e quota cento. I Cinquestelle si affacciarono trionfalmente dal balcone di Palazzo Chigi – la sede del governo – per annunciare che “la povertà è stata finalmente sconfitta”, mentre la Lega si presentò da sola, con un cartello ben visibile, con su scritto: “Quota cento”. Il motivo di tali prese di distanza di fronte a provvedimenti approvati all’unanimità dai due partiti, risiede nelle differenze che li contraddistinguono sotto ogni profilo: l’elettorato di riferimento, i programmi e le prospettive. Due mondi diversi, uniti da un “contratto” al precipuo fine di conquistare una posizione di potere altrimenti irraggiungibile. Da qui il motivo dei continui contrasti fra i due partiti di governo. Ma la cosa più grave è che, in queste condizioni, non solo si allungano i tempi di definizione dei problemi,ma si rischia, altresì, di sfornare provvedimenti ibridi, che non rispondono né al programma dei 5S né a quello della lega e, cosa ancora più grave, non rispondono alle reali esigenze del Paese. A nome di quali italiani parlano, allora, Salvini e Di Maio? Dovrebbero, almeno, chiarire che parlano a nome di quella parte che rappresentano e dalla quale hanno ottenuto il consenso il 4 marzo 2018: il 33% per i Cinquestelle e il 17% per la Lega. Insieme parlano, quindi, a nome del 50% degli elettori. Non si tratta di un dettaglio, ma di una questione di fondo che spiega il perché degli estenuanti conflitti fra i due partiti sulla maggior parte delle materie in trattazione. La Lega, infatti, non si sarebbe mai sognata di promettere agli elettori, che rappresenta, il reddito di cittadinanza, così come non riesce ad accettare i continui no dei Cinquestelle sulla Tav e sulle tante opere che da mesi risultano bloccate. Mentre i Cinque stelle non hanno mai pensato di proporre ai loro elettori “quota Cento” e neppure il decreto sicurezza o il blocco delle navi che, invece ora, pur di rimanere al governo sono costretti ad avallare. Alla base grillina ancora scotta l’aver dovuto respingere il rinvio a giudizio di Salvini per la faccenda della nave “Diciotti”. Stesso ragionamento su tutte le altre questioni sul tappeto sulle quali il governo “decide di non decidere”, sperando di potere “tirare a campare” almeno fino alle elezioni europee del prossimo 26 maggio. E mentre i problemi incalzano, si allargano i contrasti fra i due partiti su tante altre materie, interne e internazionali. Dopo la Tav, solo per citare la questione più nota, rimasta ancora insoluta, i nuovi contrasti riguardano il fronte della famiglia e quello del cosiddetto memorandum con la Cina. La Lega di Salvini sostiene il Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo, mentre Di Maio si oppone, affermando: “io a quegli eventi da Medioevo non vado”. E aggiunge che “chi sponsorizza quell’evento non può rappresentare la mia idea di Paese”! Ecco, appunto, quale modello di società o di Paese hanno i nostri governanti e quale futuro la Lega e i Cinque stelle stanno preparando per gli italiani e per le nuove generazioni in particolare? Basti pensare che mentre in 2.000 città, sparse in tutti i continenti, i giovani manifestavano in difesa dell’ambiente, il governo, anche qui con l’opposizione della parte leghista, prevedeva accordi con la Cina, uno dei Paesi più inquinati al mondo! Nei giorni scorsi si è svolto in diocesi il convegno “Benedetta economia” tenuto da eminenti economisti, fra cui Alessandra Smerilli e Leonardo Becchetti, che hanno dimostrato come un modello di sviluppo che renda compatibili le risorse con i bisogni delle comunità sia possibile. Occorre crederci e farlo diventare dominio comune.

(*) direttore de “La Vita diocesana” (Noto)

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