Confronto senza scontro

I politici dovrebbero avere a cuore un’educazione nella e alla politica, prima da loro vissuta e poi diffusa. Mi chiedo se non sia necessario avere un atteggiamento rivolto più al confronto dialettico razionale, che emotivo e di pancia.

Sono assolutamente d’accordo per la seconda volta con Jacopo Morrone, intervenuto in seguito a brutte scritte contro Salvini. È necessario tornare ad un confronto politico – anche aspro, come dice lui – ma riportato nel rispetto reciproco, per evitare che si ripropongano nel Paese situazioni che dovrebbero essere relegate ai testi di storia. Va risolto il significato di “aspro”. Se significa un confronto molto argomentato e approfondito, che più è civile più diventa efficace, è condivisibile. Se aspro significa invece riprendere concetti che si rifanno al “cattivismo” non lo sembra altrettanto.
I politici dovrebbero avere a cuore un’educazione nella e alla politica, prima da loro vissuta e poi diffusa. Mi chiedo se non sia necessario avere un atteggiamento rivolto più al confronto dialettico razionale, che emotivo e di pancia.
Avrei gradito una presa di posizione del ministro dell’interno contro chi afferma “Sporco negro devi morire”, e altre manifestazioni di razzismo ormai frequenti. Quando si dà un primato ad argomenti di pancia e ci si allontana da una visione della realtà arriva “Il sonno della ragione che genera mostri”. Al signor Salvini suggerirei di avere un atteggiamento più pacificato e, soprattutto, di non camaleonitizzarsi con tante divise e look diversi per ogni occasione.
Non è a lungo qualcosa che paghi, è ridicolo. Qualcuno parla di armadio delle felpe. Lui è il ministro ed è chiamato a governarci; lo faccia con uno stile quale il nostro Paese merita, per la sua storia e la sua civiltà. Questo darebbe significato alto allo slogan “prima(to) (de)gli italiani”, nel senso della nostra cultura umanistica in cui ogni persona è titolare di diritti umani. Non voglio entrare nella strana combinazione con i 5 Stelle, dei rapporti con Di Maio o altro. Però lui sa che, nel calcolare costi e benefici della Tav, non basta contare gli introiti diretti; c’è l’indotto di posti di lavoro per un traffico di prodotti nostri che ci farebbe più concorrenziali. Dovrà spiegarlo ai governatori di Piemonte, Lombardia, Liguria e Veneto che la Tav non si può fare per motivi elettorali dei 5 Stelle. Sa che le trivelle estraggono metano, il carburante in nostro possesso che meno inquina, a parte le fonti rinnovabili. Sa che le infrastrutture di comunicazione rendono più facili commerci e scambi. Sa che il gasdotto ci pone al sicuro da crisi del gas russo. La sua azione ci lascia perplessi. Dovrà chiarire se ha scelto la decrescita piuttosto che una crescita di qualità umana e civile, adeguata alla storia del nostro Paese.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

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