Freccia Rossa e Regionale

Le diseguaglianze diventano drammatiche se si considerare la realtà sotto il profilo delle giovani generazioni. Le vittime principali sono infatti i giovani

Recentemente tornavo da un viaggio in treno. Dopo aver fatto un lungo tratto su un Freccia Rossa, a Padova dovevo salire su un Regionale verso Vicenza.
Arriva il treno. Siamo in tantissimi. Mi devo rassegnare. Resterò in piedi pigiato con altri improvvisati compagni di viaggio. Intanto giunge sul binario di fronte un Freccia Rossa. Si vede chiaramente che ha numerosi posti vuoti.
“Dovrebbero fare più treni Regionali, altro che Frecce Rosse” brontola una signora sulla cinquantina. “Spendono soldi per quei treni – aggiunge seccata – che poi noi non possiamo prendere, perché costano troppo”.
Plasticamente, in due frasi lapidarie, ho colto che la diseguaglianza, oggi, corre anche sui binari.
Eppure, si osserverà, le diseguaglianze ci sono sempre state. Anche con riferimento al viaggiare. 50 anni fa sui treni c’era addirittura la Terza Classe. La differenza rispetto ad oggi è che, 50 anni fa, chi era in Terza Classe poteva sperare un giorno di riuscire a salire su un treno migliore. La signora che si lamentava per le condizioni di viaggio sul Regionale esprimeva, invece, rassegnazione. Anche i treni possono testimoniare che uno dei problemi del nostro Paese oggi, è che il cosiddetto ascensore sociale si è bloccato, anzi in non pochi casi è andato all’indietro.
La diseguaglianza, oggi più di ieri, viene percepita spesso, da chi è in una condizione svantaggiata, come un’ingiustizia, il frutto di un privilegio di cui qualcuno si è avvantaggiato senza merito. È uno dei risultati del progresso economico degli ultimi 20 anni: la crescita non si è distribuita equamente tra le varie classi sociali, anzi abbiamo assistito a una crescita senza uguaglianza. La conseguenza è stato un progressivo crescere della distanza tra chi ha tantissimo e chi non ha abbastanza. E sopratutto chi si trovava in mezzo, la cosiddetta classe media, ha cominciato ad arrancare e a veder crescere il fossato delle diseguaglianze. Qui sta la ragione di una parte del risentimento che caratterizza il tempo presente soprattutto in Occidente, in Italia ma non solo. In questa deriva siamo, purtroppo, in buona compagnia dalla Francia, all’Inghilterra. La crisi economica poi ha fatto esplodere queste differenze, ha approfondito il solco delle disparità e ha inasprito ulteriormente gli animi. Il non aver colto la portata di questo problema e il malessere che ne derivava è stata, come si sa, una delle cause della sconfitta del Centrosinistra il 4 marzo scorso. Si tratterà di capire se il governo Gialloverde sarà in grado di porre in campo soluzioni capaci di ridare spazio di crescita innanzitutto alla classe media. Le misure fino ad ora messe in campo (da Quota 100 al Reddito di Cittadinanza) sembrano più preoccupate delle prossime elezioni europee che di programmi a lungo termine, in grado di invertire la preoccupante tendenza. Ma ridurre le diseguaglianze è, per eccellenza, uno dei compiti della politica. Le iniquità, le disparità non scompaiono da sole richiedono un intervento regolativo, cosa certo complicata ma decisiva per la qualità della convivenza civile. Ad oggi, peraltro, non ci sembra di vedere all’orizzonte la volontà (e dubitiamo anche la capacità) di superare la crescente diseguaglianza. È molto più facile e nell’immediato redittizio sventolare la bandiera della sicurezza o dare tutte le colpe ai governi passati.
Un’ultima annotazione. Le diseguaglianze diventano drammatiche se si considerare la realtà sotto il profilo delle giovani generazioni. Le vittime principali sono infatti i giovani. Basterebbe considerare il problema ambientale o quello demografico per intuire come, chi verrà dopo di noi, rischia davvero di stare peggio degli adulti di oggi. C’è da augurarsi che i giovani non accettino il destino di accontentarsi di prendere il Regionale per il resto della vita , scordandosi che esiste anche il Freccia Rossa.

(*) direttore “La Voce dei Berici” (Vicenza)

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