Restiamo uniti

Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, forti di quanto è stato riscritto al titolo V della nostra Carta Costituzionale con la riforma del 2001, hanno chiesto al Governo italiano l’autonomia per le cosiddette “materie concorrenti”. E tra queste particolarmente la scuola. Il sistema di istruzione nazionale verrebbe ad avere un’architettura diversa a seconda della Regione.

foto SIR/Marco Calvarese

Mentre l’attenzione dei cittadini viene sempre più focalizzata sui problemi dell’emigrazione, delle grandi opere, della Tav o di quant’altro possa “portare acqua” in vista delle prossime elezioni europee, non allo stesso modo si snodano altre dinamiche che non fanno rumore, ma che potrebbero recare danni notevoli al nostro assetto democratico e repubblicano.
Tra queste ultime emerge il progetto di regionalizzazione che il governo sta portando avanti con tre Regioni: il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna. Queste Regioni, forti di quanto è stato riscritto al titolo V della nostra Carta Costituzionale con la riforma del 2001, hanno chiesto al Governo italiano l’autonomia per le cosiddette “materie concorrenti”. E tra queste particolarmente l’istruzione, cioè la scuola. Il sistema di istruzione nazionale verrebbe ad avere un’architettura diversa a seconda della regione.
La novità non ha provocato una reazione immediata nell’opinione pubblica, anche per il fatto che i grandi comunicatori hanno ritenuto che ben altri sarebbero i problemi della nostra nazione. Una reazione molto decisa, però, si è avuta e si sta allargando tra quelli i quali hanno a cuore il sistema di istruzione e formazione nazionale. Da alcuni giorni è stato diffuso un appello sottoscritto dai sindacati rappresentativi della scuola e dal mondo della scuola stessa rappresentato dalle associazioni professionali e dagli studenti. Una reazione come quella che sta prendendo avvio in questa situazione è ben più grande della massiccia contestazione nei confronti della legge 107, da alcuni chiamata anche “buona scuola”.
Nel documento contro la regionalizzazione del sistema di istruzione si legge che “L’obiettivo (del progetto) è quello di regionalizzare la scuola e l’intero sistema formativo tramite una vera e propria ‘secessione’ delle Regioni più ricche, che porterà a un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla ricchezza del territorio”. Viene ancora ribadito che “vengono meno principi supremi della Costituzione racchiusi nei valori inderogabili e non negoziabili contenuti nella prima parte della Carta Costituzionale, che impegnano lo Stato ad assicurare un pari livello di formazione scolastica e di istruzione a tutti, con particolare attenzione alle aree territoriali con minori risorse disponibili e alle persone in condizioni di svantaggio economico e sociale … una netta smentita di quanto sancito dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione a fondamento del principio di uguaglianza, cardine della nostra democrazia, e lede gravemente altri principi come quello della libertà di insegnamento”.
Un progetto simile verrebbe ad aumentare notevolmente il “divario tra nord e sud e tra i settori più deboli e indifesi della società e quelli più abbienti”.
Il progetto ha già superato la parte iniziale del suo iter e potrebbe giungere a conclusione anche in tempi non lunghi, nonostante qualche ostacolo che potrebbe solo ritardare i tempi di attuazione.
Una particolarità di questo tipo di accordi è che non prevede una discussione in Parlamento il quale è chiamato solo a dire “sì” o “no” e questo genera forte preoccupazione. Un serio ed approfondito dibattito a questo punto diventa una improcrastinabile esigenza e speriamo che chi di dovere trovi le forme migliori per una corretta informazione anzitutto e poi per una vera discussione aperta a 360 gradi. Il documento stesso auspica un dibattito il più ampio possibile, poiché una decisione affrettata e non condivisa potrebbe condurre ad una frantumazione “… foriera di una disgregazione culturale e sociale che il nostro Paese non potrebbe assolutamente tollerare, pena la disarticolazione di un tessuto già fragile, fin troppo segnato da storie ed esperienze non di rado contrastanti e divisive”.

(*) direttore L’Araldo Abruzzese (Teramo-Atri)

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