Se i numeri diventano armi contro il buonsenso

La Tav non è un “progetto”, ma un’opera già approvata, finanziata e in avanzato stadio di realizzazione. E non solo sul lato francese: basterebbe non dico fare un “sopralluogo” (cosa sempre opportuna quando si hanno responsabilità decisionali...), ma anche solamente farsi un giro sull’autostrada A32 e gettare un’occhiata sotto il lungo cavalcavia che passa proprio sopra l’area del Cantiere Telt “La Maddalena” di Chiomonte

Sul tema che da settimane occupa prime pagine di giornali, siti internet e servizi televisivi si rischia, alla fine, di perdere di vista il nocciolo della questione: la Tav non è un “progetto”, ma un’opera già approvata, finanziata e in avanzato stadio di realizzazione. E non solo sul lato francese: basterebbe non dico fare un “sopralluogo” (cosa sempre opportuna quando si hanno responsabilità decisionali…), ma anche solamente farsi un giro sull’autostrada A32 e gettare un’occhiata sotto il lungo cavalcavia che passa proprio sopra l’area del Cantiere Telt “La Maddalena” di Chiomonte. Non si tratta di un dettaglio: quando il professor Marco Ponti, presidente della commissione “costi benefici” insediata al ministero dei Trasporti, afferma che bisogna imparare a ragionare “sulle cifre” dice una cosa saggia. Ma se tale metodo si applica anni dopo la firma di trattati internazionali, svariate analisi di impatto ambientale e, lo ripetiamo, la cantierizzazione di un’opera, tutto si fa terribilmente più complicato. A tal punto che anche le cifre possono essere “tirate per la giacchetta”. Tanto è vero che un componente della stessa commissione presieduta da Ponti (e dunque in possesso delle medesime informazioni) è giunto a conclusioni diametralmente opposte, ipotizzando un saldo positivo, in termini di benefici, di almeno 400 milioni se si concluderà l’opera. Per questa ragione non ci avventureremo in ulteriori analisi tecniche ma osserviamo preoccupati come, su questa e altre partite, la scarsa omogeneità (a usare un eufemismo…) dell’attuale coalizione di governo finisca per produrre solo immobilismo. Anche l’idea di indire un referendum sulla Tav appare un goffo tentativo di procrastinare la decisione finale a dopo le elezioni europee: a quel punto avremo superato un anno di stop ai cantieri. Davvero un po’ troppo per un Paese con infrastrutture fragili e un Pil in picchiata.
I numeri avranno anche una loro forza “intrinseca”, ma non possono fare a pugni con il buonsenso.

(*) direttore “Corriere Eusebiano” (Vercelli)

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