Il futuro ci fa paura?

Ci addentriamo infatti in un periodo che presenta elementi non certo incoraggianti, a cominciare dalla recessione che seppur definita endemica, non aiuta imprese e lavoratori. Matera, inoltre, che avrebbe dovuto contare su una vivacità occupazionale dettata dagli impegni infrastrutturali per il 2019, vede molte delle opere previste ancora ferme, a danno di una economia e di un indotto che segnano il passo in modo a volte drammatico

foto SIR/Marco Calvarese

Il concetto di futuro è scomparso dalle nostre vite. L’idea di progettare e immaginare ciò che faremo negli anni o nei mesi a venire, è ormai talmente lontana dalle nostre priorità, di essere superata dalla quotidiana emergenza. L’occupazione, la salute, l’istruzione vivono in ambiti ormai sempre più precari e per questo non ci consentono di pensare a ciò che accadrà.
I più esperti sostengono si tratti di un fenomeno più che comprensibile per un’epoca come la nostra in cui, per dirla chiaramente, non ci sono più certezze. La verità è che le famiglie vivono questa imponderabilità anche nella crescita dei più piccoli dove, al contrario di ciò che accadeva in passato, temono anche di pronunciare la tradizionale domanda: “Cosa vuoi fare da grande?”.
La risposta, infatti, potrebbe stupire anche loro perché i bambini ci guardano (come sosteneva un celebre film) e valutano tutti i segnali che gli adulti lanciano, a volte anche loro malgrado.
È per questo che gli adolescenti affidano alla realtà virtuale la propria immaginazione? Forse. O forse no perché non sono ancora in grado di pensare a un luogo, una esistenza concreti e dotati di tutti gli strumenti necessari per farla funzionare nel migliore dei modi.
Insomma, il futuro alla fine rischia di essere meno sorprendente di quanto ci si aspetti se osserviamo ciò che la realtà lavorativa ci offre ogni giorno. Anche in questo caso sono i più piccoli a darci spunti interessanti se pensiamo ad esempio al bambino della provincia di Ferrara che qualche anno fa ha coniato un termine inesistente nella lingua italiana, “petaloso”.
La straordinaria capacità di osservazione dei bambini, infatti, ci consente voli pindarici che in altre occasioni non compiremmo, come ci accade pensando al futuro.
Se i bambini, però, sostituiscono il futuro con la fantasia, per gli adulti l’esercizio risulta molto più complicato. Ci addentriamo infatti in un periodo che presenta elementi non certo incoraggianti, a cominciare dalla recessione che seppur definita endemica, non aiuta imprese e lavoratori. Matera, inoltre, che avrebbe dovuto contare su una vivacità occupazionale dettata dagli impegni infrastrutturali per il 2019, vede molte delle opere previste ancora ferme, a danno di una economia e di un indotto che segnano il passo in modo a volte drammatico.
Gli allarmi delle associazioni di categoria e, più recentemente della Cgil che ha presentato in un libro i limiti della programmazione infrastrutturale, sembrano per ora caduti nel vuoto e lasciati a azioni estemporanee come l’asfalto su alcune strade (il cui rifacimento è già in previsione), una nuova rotatoria e piccoli interventi ordinari.
Un po’ poco per una città che si appresta a ospitare almeno un milione di visitatori entro la fine dell’anno.

(*) direttrice “Logos” (Matera-Irsina)

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