Muri e mari

Dai muri del passato ai mari attraversati dai migranti

Più volte nella storia dell’umanità i governanti delle nazioni hanno eretto muri per separare o difendere i loro territori dall’incombenza di popoli stranieri.
La Grande Muraglia Cinese, il più imponente di tutti i muri della storia dell’umanità;
il Vallo di Adriano, che l’imperatore romano aveva fatto costruire per prevenire le incursioni delle tribù che calavano dal nord della Scozia;
il muro di Berlino di famigerata memoria per impedire la fuga dei cittadini della Germania dell’est, segregati dal comunismo sovietico;
i muri che hanno circondato quasi tutte le città nei secoli passati, per difendersi dai nemici di turno;
i muri dei ghetti che separavano gli Ebrei dal resto della popolazioni locali;
il muro eretto da Israele sul confine con la Palestina, un sistema di barriere fisiche che separa le due popolazioni;
in ultimo la prospettiva di un muro nei confini tra Messico e Stati Uniti, richiesto dal presidente Trump per impedire l’accesso ai migranti del centro e sud America.
Su questi muri hanno trovato la morte migliaia e migliaia di persone.
Evidentemente i muri, costruiti in un modo o nell’altro, non passano mai di moda. Cambiano solo le loro caratteristiche.
Ci sono oggi altri “muri”, infatti, che dividono i popoli dei Paesi ricchi dai popoli in fuga da guerre, carestie, fame, persecuzioni o semplicemente in ricerca di un mondo migliore: sono i mari!
E tra questi soprattutto il Mediterraneo, il cimitero dei migranti, nel quale in questi anni hanno trovato la morte decine di migliaia di persone nel loro drammatico viaggio verso una “terra promessa” che non hanno raggiunto.
C’è infine un altro muro, il più alto e il più duro da abbattere: è un muro in costruzione nella testa e nel cuore di chi vuole ad ogni costo tenere lontani dalla nostra terra coloro che sono disposti a rischiare la morte piuttosto che accettare una vita senza alcuna prospettiva nei loro Paesi d’origine. Paesi, questi, la cui povertà, le cui guerre e le cui drammatiche storie trovano causa anche nelle colpe del passato – e del presente! – dei Paesi ricchi dell’occidente, allergici ad ammettere errori, ingiustizie ed egoismi.
Finché la strada per abbattere questo muro sarà quella finora intrapresa, le morti in mare – come quelle a centinaia dei giorni scorsi – continueranno ad essere soltanto una questione di strumentalizzazione politica e di indifferente contabilità, con buona pace delle coscienze sempre più annebbiate sia nel nostro Paese che in tutta l’Europa.
Di fronte a tutto ciò, non riusciremo mai a farcene una ragione.

(*) direttore “Il Cittadino” (Genova)

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