Contro l’Illuminismo?

Uno Stato che, con i suoi ministri, va contro le idee che hanno formato l’Europa moderna e dato ispirazione alla stessa nostra Costituzione, non promette niente di buono

(Foto: AFP/SIR)

Uno delle opere più note dell’Illuminismo italiano, scritta da Cesare Beccaria, è “Dei delitti e delle pene”. Pubblicata nel 1794, ebbe fortuna in tutta Europa, a cominciare dalla Francia. In quello scritto si introdusse il significato educativo politico della pena, la quale doveva garantire la sicurezza sociale tramite l’estensione (nella durata) della pena stessa.
Scrive Beccaria: “Il fine dunque non è altro che d’impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali”. Ancora: “Qual è il fine politico delle pene? Il terrore degli altri uomini… Egli è importante che ogni delitto palese non sia impunito, ma è inutile che si accerti chi abbia commesso un delitto, che sta sepolto nelle tenebre. Un male già fatto, ed a cui non v’è rimedio, non può esser punito dalla società politica che quando influisce sugli altri con la lusinga dell’impunità”.
Il concetto educativo verso la società si evolse nel senso di recupero della stessa persona. Chi delinque mantiene una sua intrinseca, inalienabile dignità. Questa deve essere, per quanto possibile, salvaguardata e promossa addirittura contro la situazione di degrado in cui egli stesso, chi delinque, la pone. Non è buonismo, ma consapevolezza del valore di ogni essere umano per l’intera società. Questa, dal recupero del delinquente, ne viene arricchita sul piano umano e anche economico e culturale: un frutto potrebbe essere il pentimento sincero, che modifica la cultura della “cattiveria” oggi così diffusa.
Lo scopo della pena non può cambiare; altrimenti si torna alla barbarie, al tempo in cui l’idea della punizione equivaleva alla vendetta. Dopo l’arresto di Cesare Battisti (quanto scempio di un nome che apparteneva ad un irredentista italiano, impiccato dagli austriaci per alto tradimento nel 1916…) un ministro in divisa da poliziotto ha affermato: “Marcirà in carcere fino alla fine dei suoi giorni”. In carcere ci resterà, ma da essere umano. Uno Stato che, con i suoi ministri, va contro le idee che hanno formato l’Europa moderna e dato ispirazione alla stessa nostra Costituzione, non promette niente di buono. Un altro ministro, in competizione propagandistica e in divisa da guardia penitenziaria, fa girare un video e lo posta sulla propria pagina Facebook con lo scopo di magnificare, dice lui, il lavoro della pubblica sicurezza. Per qualcuno si è tornati alla preistoria di uno Stato liberale e di diritto.
Mostrato il mostro, si sono mostrati anche gli agenti, che un tempo nei Tg erano in passamontagna. Molto è cambiato, ma in meglio?

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

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