Iniezione di fiducia

Nel suo messaggio di fine anno, Mattarella ha voluto offrire al Paese soprattutto un’iniezione di fiducia. Occorre far prevalere “l’immagine dell’Italia positiva”, di un Paese “ricco di solidarietà”, di una “Italia che ricuce” e che, appunto, “dà fiducia”. Non bisogna mai aver paura di “manifestare buoni sentimenti”: sono questi che costruiscono il vero spirito di comunità, di cui sentiamo l’urgenza e la necessità

(Foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Nonostante la vicenda-carambola della Legge di bilancio, possiamo e dobbiamo sperare. Un Def problematico che attende ancora di essere definito a livello operativo e del quale nessuno sembra dire bene, tranne il blog dei 5Stelle o il premier e i vicepremier nelle rispettive interviste (peraltro, anch’essi scusandosi della gaffe sul raddoppio della tassa al volontariato). Alla Legge appena firmata in gran fretta non poteva far a meno di riferirsi il capo dello Stato Sergio Mattarella nel suo messaggio di fine anno, rilevandone “la grande compressione dell’esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali” per cui sarà richiesta ora “un’attenta verifica dei contenuti del provvedimento”. Ma il discorso del presidente della Repubblica è improntato soprattutto alla fiducia. Insieme a richiami garbati e chiari – ad es. sottolineando che la vera “sicurezza” si può ottenere quando tutti si sentono rispettati, cioè “preservando e garantendo i valori positivi della convivenza”; o lanciando l’invito a pronunciare sempre “parole di verità” e quello a evitare astio, insulti e intolleranza – Mattarella ha voluto offrire al Paese soprattutto un’iniezione di fiducia. Occorre far prevalere “l’immagine dell’Italia positiva”, di un Paese “ricco di solidarietà”, di una “Italia che ricuce” e che, appunto, “dà fiducia”. Non bisogna mai aver paura di “manifestare buoni sentimenti”: sono questi che costruiscono il vero spirito di comunità, di cui sentiamo l’urgenza e la necessità. Anziché combattersi continuamente – e questo vale ad ogni livello, a partire dai rapporti quotidiani fino all’agone politico – occorre prima di tutto e fondamentalmente “riconoscersi come comunità di vita”, “pensarsi dentro un futuro comune”. Nonostante gli evidenti problemi che ci assillano – la mancanza di lavoro, l’alto debito pubblico, la ridotta capacità competitiva, le carenze infrastrutturali – il Paese ha ancora e sempre grandi risorse, che inducono ad affrontare il nuovo anno con fiducia. Va evitata ad ogni costo la tentazione dell’isolazionismo, inseriti ormai da tempo – fortunatamente – in una comunità politica più vasta quale è l’Unità europea. Il cenno obbligato alle elezioni della prossima primavera quando circa 400 milioni di cittadini saranno chiamati a rinnovare il Parlamento di Strasburgo è soprattutto un invito alla “serenità” oltre che ad un “serio confronto”. L’augurio a tutti gli italiani, in patria e all’estero, si unisce non casualmente all’augurio per i 5 milioni di immigrati che vivono nel nostro Paese. È la stessa sensibilità e sono gli stessi orientamenti suggeriti, in un contesto più ampio, da Papa Francesco – del resto citato e ringraziato dal presidente – quando ricorda che “La buona politica è al servizio della pace”.

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

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