I sogni che ci sono necessari

Il messaggio di fine anno di Sergio Mattarella - come si dice in gergo - ha “bucato lo schermo”, ha colto nel segno, ha fatto colpo... Se il nostro è un Paese ancora ricco di solidarietà è anche perché ci sono persone che continuano a credere nei sogni e per essi si spendono. Il presidente, in un tempo di cinismo, ce lo ha ricordato con saggezza, con coraggio, con il cuore

Forse lo stile non piacerà a tutti. Magari il modo di esprimersi potrà apparire un po’ compassato ed austero. Anche i contenuti del suo discorso – come afferma il presidente stesso – possono sembrare quelli della “retorica dei buoni sentimenti”, perché “la realtà è purtroppo un’altra…”. E tuttavia questa volta il messaggio di fine anno di Sergio Mattarella – come si dice in gergo – ha “bucato lo schermo”, ha colto nel segno, ha fatto colpo… Lo confermano i dati degli ascolti, i numeri delle condivisioni sulla rete e sui social e i numerosi commenti positivi sulla stampa (e non solo).
Persino il ministro degli Interni, Matteo Salvini, che nel 2016 e nel 2017 non lesinava critiche ai rispettivi messaggi presidenziali, nel suo discorso in diretta da Bormio, via Facebook, nella notte del 31 dicembre ha citato volentieri parole e (alcuni) contenuti di quello di Mattarella. Certo, lo ha fatto da un suo personale punto di vista, ma sono spariti del tutto i toni ostili degli anni passati. Che sia l’inizio di quel clima di maggiore distensione che lo stesso Mattarella ha auspicato per la politica italiana nell’anno che è alle porte? Lo vedremo ben presto. “Mi auguro vivamente – ha affermato Mattarella, commentando l’eccessiva velocità con cui è stata approvata la legge finanziaria – che il Parlamento, il Governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto”. E poi, prefigurando il vicino appuntamento delle elezioni europee, il presidente si è augurato che “la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l’occasione di un serio confronto sul futuro dell’Europa”.
Il cuore del messaggio di Mattarella è un accorato appello all’unità dell’Italia: “Quel che ho ascoltato – ha detto il presidente – esprime, soprattutto, l’esigenza di sentirsi e di riconoscersi come una comunità di vita”. E ancora: “La vicinanza e l’affetto che avverto sovente, li interpreto come il bisogno di unità, raffigurata da chi rappresenta la Repubblica che è il nostro comune destino. Sentirsi comunità significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa pensarsi dentro un futuro comune, da costruire insieme”. Queste parole non possono che essere condivise da tutte le forze politiche. Per certi versi potrebbero apparire di circostanza, perché è “ovvio” che un Capo dello Stato inviti la propria Nazione all’unità. Ma ciò che, probabilmente, ha fatto la differenza è stata la percezione che il discorso di Mattarella nascesse non da un distaccato ragionamento “buono per ogni stagione”, bensì dall’ascolto reale degli Italiani e da un effettivo incontro con loro.
Il presidente non ha nominato cifre o dati statistici, bensì ha parlato di situazioni concrete, di persone reali, di storie di uomini e donne in carne ed ossa… Vengono in mente i 33 “eroi”, che si sono distinti per eroismo, solidarietà, soccorso, tutela dei minori, promozione di cultura e legalità ed ai quali – a fine dicembre – Mattarella ha conferito le onorificenze al Merito della Repubblica Italiana. Nel suo discorso il presidente ha citato i bambini del Sermig di Torino, che gli hanno consegnato la cittadinanza onoraria alla città immaginaria di “Felicizia”, dove la via della felicità coincide con l’amicizia; Antonio Megalizzi, il giovane italiano assassinato a Strasburgo, che “si impegnava per un’Europa con meno confini e più giustizia”; Anna, la signora di novant’anni, che ha chiamato i Carabinieri per avere un po’ di compagnia; le forze dell’ordine, i tanti volontari e le tante persone impegnate “in attività di grande valore sociale”… Il presidente ha chiuso il suo messaggio con un omaggio ai ragazzi e agli adulti del Centro di cura per l’autismo di Verona: accanto a sé, ha voluto uno dei loro disegni, ricevuti in dono, che “esprimono creatività e capacità di comunicare e partecipare”. Un segno – quello di Mattarella – di rara finezza e attenzione, che non sarà sfuggito ai più.
Certo, forse tutto questo potrà apparire come “un sogno, forse una favola”. L’Italia non è solo questo e molti sono i problemi che la travagliano, alcuni dei quali atavici e incancreniti. E tuttavia il discorso del presidente ci mette in guardia dall’essere troppo sospettosi nei confronti dei sogni e dei buoni sentimenti: “Dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia. Come se questi valori non fossero importanti nel mondo degli adulti… Non dobbiamo aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società”. Se il nostro è un Paese ancora ricco di solidarietà è anche perché ci sono persone che continuano a credere nei sogni e per essi si spendono. Il presidente, in un tempo di cinismo, ce lo ha ricordato con saggezza, con coraggio, con il cuore.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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