Il verbo si fece carne

A Natale c’è un desiderio diffuso di bontà, e spero che i cattivisti per qualche giorno si lascino tentare. Da qui l’uso dei regali, una mania eccessiva colonizzata dal consumismo. Eppure il regalo è segno di dono e ha senso se c’è dentro qualcosa di chi lo fa

Le luci natalizie contengono, forse a loro insaputa, un messaggio: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo”, dice il prologo del Vangelo di Giovanni. C’è un desiderio diffuso di bontà, e spero che i cattivisti per qualche giorno si lascino tentare. Da qui l’uso dei regali, una mania eccessiva colonizzata dal consumismo. Eppure il regalo è segno di dono e ha senso se c’è dentro qualcosa di chi lo fa.
Anche qui un segno del Natale: il mistero dell’incarnazione è il mistero di Dio che si dona a noi nel Figlio. L’incarnazione significa che Dio si fa uomo in modo integrale, sotto l’aspetto della temporalità, caducità, povertà e provvisorietà.
Così noi, ciascuno di noi, entrando in comunione con il Verbo fatto carne, riceviamo l’adozione filiale e diventiamo figli di Dio, figli nel Figlio. Il mistero che celebriamo ci tocca nella nostra umanità concreta. Dice la Gaudium et spes: “Il Figlio di Dio (…) ha lavorato con mani d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo”. Il Dio eterno e infinito si è immerso nella finitezza umana, nella sua creatura, per ricondurre l’uomo e l’intera creazione a lui. Come dice ancora la Gaudium et spes, “…solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo (…) Cristo, nuovo Adamo, manifesta pienamente l’uomo all’uomo e gli svela la sua altissima vocazione”. Dio si immerge nella nostra umanità, nella nostra storia, e condivide la nostra natura umana fino alla morte e morte di croce. Nella crocifissione c’è stata una carica di cattiveria, di odio, di rancore, che non si può tacere. Le cause umane della sua morte sono dovute al cattivismo dei farisei, dei sadducei e dei capi del popolo, al tradimento di Giuda, all’ignavia di Pilato, all’abbandono dei discepoli e al voltafaccia della gente. Ciononostante hanno la risposta di Gesù che li ama fino alla fine, del tutto e totalmente. Il dono richiama sempre la responsabilità, la relazione fra persone. Il mistero dell’incarnazione entra nel concreto della nostra vita di ogni giorno e la orienta in modo pratico per la logica del dono natalizio, di Dio che si dona nel Figlio e che ha l’epilogo nel dono totale: si fa uomo e dona anche la sua vita di uomo. La nostra risposta è farci carico di ciò che il canto degli angeli annuncia: “Sulla terra pace agli uomini che Dio ama”. Il dono della pace ci chiama alla responsabilità di costruirla, non per un dovere che viene dall’alto, ma per un coinvolgimento nella logica del dono ricevuto.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

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