Una tragedia del disagio giovanile

Commenti e riflessioni dopo la tragedia di Corinaldo, soprattutto, in merito ai valori e alle passioni dei nostri ragazzi e al ruolo degli adulti sempre più disorientati e impari nel loro compito di educatori

La tragedia di Corinaldo, dei ragazzi morti in discoteca per cause in via di accertamento, ha scatenato tutta una serie di commenti e riflessioni soprattutto in merito ai valori e alle passioni dei nostri ragazzi e al ruolo degli adulti sempre più disorientati e impari nel loro compito di educatori.

Ci si è chiesti soprattutto quali sono i motivi che spingono migliaia di ragazzini a frequentare un certo tipo di concerti ed avere idoli che, al pari del rapper Sfera Ebbasta, veicolano messaggi che definire negativi è un eufemismo. Giornali, radio e tv hanno fatto la loro parte nel presentare letture psico-sociologiche, ma sono soprattutto i social a dare voce a chiunque voglia esprimersi. Mi hanno colpito in particolare due post che riporto senza essermi accertato della loro veridicità.

Il primo è di una mamma: “Ho chiesto ieri alle mie figlie di 11 e 13 anni se ascoltano e conoscono Sfera e Basta (sic). Mi hanno risposto che è famosissimo, i suoi testi sono pieni di parolacce e molte loro amiche lo adorano e seguono regolarmente. Ho risposto loro che per i genitori è impossibile controllare i gusti e ogni aspetto della vita dei figli e nel conto metto anche che mi abbiano potuto dire qualche bugia per timore della mia disapprovazione. Ma ho detto loro che possono e devono riconoscere il male e scacciarlo sempre, ovunque lo vedano e comunque si presenti. Le ho accompagnate qualche volta alla presentazione del cd di qualche cantante che va di moda e prima ho sempre dato un’occhiata al personaggio. Questo è uno dei nostri doveri, compreso quello di dire no. Altro dovere è proporre il Bello e mettere al centro della nostra e della loro vita Gesù Cristo. Questa la sfida quotidiana e la battaglia di noi genitori, il nostro ruolo, la nostra missione: guidare questi nostri ragazzi. Ora, è vero. Questo Sfera e Basta non è responsabile in alcun modo della tragedia in discoteca. Sarebbe potuto accadere ad un concerto dei Queen o di Bob Dylan, di Francesco De Gregori o di chiunque altro. Ma morire – a 14 anni – perché si è andati a sentire – a 14 anni – un rapper che ‘canta’ cose del tipo ‘Quanto sei porca, dopo una vodka (…) sono una merda ragiono col cazzo oggi ti prendo domani ti lascio E BBASTA!’, ha qualcosa di infinitamente tragico. Nessuno si accorge della tragedia nella tragedia?”. Il post è firmato Giovanna Arminio, una mamma di Facebook.

Il secondo è di Frédéric Vermorel, Eremita dell’eremo Sant’Ilarione (dovrebbe trovarsi a Caulonia in provincia di Reggio Calabria): “‘Prima [della parusia] dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione’ (2Ts 2,3).
La Seconda Lettera ai Tessalonicesi contiene uno dei testi più misteriosi di tutto il Nuovo Testamento. Chi è ‘l’uomo iniquo’? Non si sa. Cos’è (o chi è) l’impedimento che frena la sua manifestazione (cf. 2Ts 2,6)? Non si sa. Quel che sappiamo è che il mistero dell’iniquità è già all’opera, e non da oggi! Meditando su questa ‘apostasia’, su questo ‘mistero dell’iniquità’, mi tornano in mente quanto letto negli ultimi giorni a proposito della tragedia di Corinaldo. Molti si sono chiesti cosa ci facevano ragazzini di 11 anni. Io mi chiedo cosa ci fanno diciottenni o ventenni. In realtà non me lo chiedo, perché lo so. Ci stanno perché devono starci. Perché tutto spinge in quella direzione e che andare controcorrente ha un costo affettivo esorbitante. Ho anche letto qualcosa su e di Sfera Ebbasta. Vi ho udito un grido di disperazione, lo stesso grido che si legge sulla sua pelle sfigurata dai tatuaggi. I suoi testi ci dicono chi siamo noi, cos’è il nostro mondo inchiodato al mistero dell’iniquità. Dicono la verità del male. La verità del male… non tutta la verità… non la verità più profonda. Qualcuno dovrà pur dire (e mostrare, e dimostrare!) ai ragazzi della movida, ai Sfera Ebbasta di ogni tipo, che sono amati. Amati da Dio”.

Non aggiungo altro, ma condivido.

(*) direttore “Settegiorni dagli Erei al Golfo” (Piazza Armerina)

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