La bellezza del bene

Belle e buone notizie non mancano nel panorama nazionale e internazionale, accanto a noi e lontano da noi. Al di là di cronache ostili o violente, di rifiuti e di tensioni, rilanciamo il messaggio positivo di amore e fratellanza, l’unico che può salvarci e salvare, proprio come viene a insegnarci Gesù, nato povero

(Foto: AFP/SIR)

Ancora una volta l’atmosfera magica del Natale è stata tragicamente funestata da un assurdo atto terroristico – ancora più assurdo perché al gesto criminale l’autore avrebbe associato l’invocazione, resa blasfema, “Allah Akbar” – che ha seminato la morte nei luccicanti mercatini del cuore dell’Europa democratica, in quella città di Strasburgo dove era riunito il Parlamento europeo e che si fregia anche del titolo di “Capitale del Natale”.
Non si può certo ignorare l’esplosione cadenzata di questi insani gesti di violenza e ci uniamo al cordoglio e alla preghiera per le vittime e per i feriti, consapevoli che il fenomeno continua ad incombere. Ma è necessario anche guardare ad altro, senza farsi prendere dalla paura, alimentando invece speranza e fiducia.
Vogliamo dunque parlare anche, e in modo particolare, di “buone notizie”. Come faremo nel maggio prossimo proprio qui a Chioggia nel “Festival nazionale della Comunicazione”, che abbiamo voluto intitolare – in accordo con la famiglia dei Paolini e in sintonia con il messaggio del Papa – “Belle notizie: dal virtuale al reale”. Belle e buone notizie non mancano nel panorama nazionale e internazionale, accanto a noi e lontano da noi. Nell’ultimo numero del giornale diamo conto di due esperienze significative, una vissuta nei giorni scorsi da una giovane del nostro giornale con la Fisc in Egitto e l’altra avviata da qualche mese a Ca’ Venier di Porto Tolle, ambedue sostenute dall’8xmille della Chiesa cattolica italiana (non sarebbe male ricordarci tutti il valore di questa formula, firmando a tempo opportuno nella Dichiarazione dei redditi, e magari anche versando, entro dicembre, offerte “deducibili” all’Istituto Sostentamento del clero, liberando così altre risorse dall’8xmille per opere di carità e solidarietà!…). Quanto si è potuto toccare con mano in Egitto, nelle realizzazioni presso ospedali e scuole di comunità copte ma aperte a tutti, è un segno della solidarietà concreta – anche “nostra” – verso chi continua a seminare amore e fraternità, in nome del Vangelo, anche in situazioni difficili e a volte ostili. Quanto si porta avanti in diocesi con il nuovo Emporio della solidarietà polesano che si aggiunge a quello chioggiotto è segno di una vicinanza organica e al tempo stesso “educativa” verso i poveri della porta accanto. Bando alle secche e aride alternative tra poveri vicini e poveri lontani. Tutti possono e debbono essere aiutati, qui e/o nei loro Paesi, perché in tutti riconosciamo la dignità di persone, nonché – da veri credenti – quella di “figli di Dio”. Al di là di cronache ostili o violente, di rifiuti e di tensioni, rilanciamo il messaggio positivo di amore e fratellanza, l’unico che può salvarci e salvare, proprio come viene a insegnarci Gesù, nato povero.

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

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