Uno sguardo tenero sulle fragilità

La crisi dell’Europa non è una “crescita” ma una ritirata morale, “una ritirata dell’anima” accettando ciò che si è diventati: un continente governato dal rancore e travolto da un materialismo incapace di ipotizzare una visione nuova di vita comune. La mancanza di coraggio e la violenza nelle relazioni politiche sono segno di stanchezza e di vuoto di idee, di valori e motivazioni che fanno pensare

Recentemente sono entrati nella rassegna stampa due interessanti interventi sulla politica italo-europea: una denuncia giornalistica sulla crisi e le sue cause di Giuseppe Tognon e un documento autorevole del presidente della Cei card. Bassetti su fragilità e attese. Materia più che abbondante per imbastire un breve editoriale. Ci provo.
L’attuale fragilità politica dell’Ue suscita dubbi ed interrogativi molto seri. “La notte cade sulla nostra Europa?” ha il tono e il sapore di un allarme. Osservare quello che sta avvenendo nell’Italia di oggi aiuterà a capire meglio. L’Ue sembra diventata una nemica: la voglia d’Europa è calata rispetto a trent’anni fa e nessuno allora pensava di uscirne. Tutt’altro. Ci si chiede cosa sia successo. Ecco alcuni perché: crescita economica più scarsa, rancore sociale, immigrazione e sicurezza. Queste sono “occasioni” ma le cause, quelle vere, sono più profonde. Nel nostro continente sta rinascendo il nazionalismo con lo scopo di estirpare l’idea di una Europa unita, nata alla fine della seconda guerra mondiale. Chi governa ora in Italia sembra che abbia in mente questo progetto. Sia chiaro, non sto facendo campagna elettorale. Oggi si vuole rispondere alla crisi politica europea con modelli fuori uso, solo riciclati, che vengono da lontano: populismi, nazionalismi, sovranismi, decisamente estranei all’orizzonte democratico.
Si replica l’antico senza conoscerlo, indifferenti al ripetersi di forme totalitarie e ci si nasconde facilmente dietro alla Brexit. La crisi dell’Europa non è una “crescita” ma una ritirata morale, “una ritirata dell’anima” accettando ciò che si è diventati: un continente governato dal rancore e travolto da un materialismo incapace di ipotizzare una visione nuova di vita comune. La mancanza di coraggio e la violenza nelle relazioni politiche sono segno di stanchezza e di vuoto di idee, di valori e motivazioni che fanno pensare. “Come vescovi non intendiamo stare alla finestra”. È la dichiarazione del card. Bassetti, presidente della Cei, dedicata ai temi politici di un Paese e un continente stretti in una grave crisi. Ne tralascio la descrizione perché corrisponde a quella dell’editorialista Tognon. Ciò che la distingue è lo “sguardo preoccupato” della Chiesa italiana che vuole contribuire alla crescita della società secondo i principi della “Dottrina Sociale”, non con lo stile della denuncia ma sulla scorta delle tre parole consegnate da Papa Francesco: “Ascolto, confronto e sguardo”.

(*) direttore emerito “Il Nuovo Amico” (Pesaro-Fano-Urbino)

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