Alcune donne e la politica

Le classi dirigenti, i leader, pensano di capire da soli ciò che interessa ai cittadini e così li allontanano dai loro giochi. Le piazze spontanee ci dicono che una parte della base dei cittadini, senza retoriche ideologiche e senza cecità populiste così di moda, possono comprendere i problemi e avere idee per le soluzioni

Alcune donne, senza riferimenti a partiti o sindacati, hanno avuto la capacità, oltre che la forza e il coraggio, di convocare attraverso chiamate in internet due manifestazioni, una a Torino e una a Roma, di grande successo. Qualcosa di simile è accaduto anche in Francia ma, se mi posso permettere, oltralpe la protesta aveva minor valore strategico. Si chiedeva di non alzare il prezzo dei carburanti, anche se la misura era finalizzata alla tutela dell’ambiente. Da noi, forse, non sarebbe stata neanche convocata. Le due manifestazioni nostrane meritano alcune riflessioni.
Innanzitutto, non è vero che gli italiani sono tutti schierati con i due partiti che hanno vinto le elezioni e che governano. In secondo luogo, le altre forze politiche mostrano di non comprendere e intercettare ciò che la gente vive e pensa.
Ciò che è venuto a mancare è un dialogo fra società e strutture della politica. Un tempo potevano essere utili, per l’ascolto della base, i circoli dei partiti. Perfino nella deludente fusione di Pc e Dc si era proposto un dibattito nei circoli che non c’è mai stato. Le classi dirigenti, i leader, pensano di capire da soli ciò che interessa ai cittadini e così li allontanano dai loro giochi. Le piazze spontanee ci dicono che una parte della base dei cittadini, senza retoriche ideologiche e senza cecità populiste così di moda, possono comprendere i problemi e avere idee per le soluzioni. C’è gente che non crede ai sussulti delle “pance”, che non danno mai esiti positivi. Crede piuttosto allo studio dei problemi, alla ricerca di progetti e, soprattutto, alla partecipazione adulta e raziocinante dei cittadini.
Il fatto, sorprendente almeno in parte, è che le due manifestazioni sono state pensate e organizzate da alcune donne, cosiddette “madamine”, cioè da quella parte di cittadinanza che ancora viene parzialmente emarginata, anche se molto meno di prima. Nuove energie e idee possono venire proprio dall’ascolto delle persone marginali, dal recupero degli esclusi. Potremmo seguire davvero, come progetto politico, e non solo come apertura del buon cuore, ciò che dice Papa Francesco, cioè di guardare la società dal punto di vista degli ultimi, scartati, diseredati. Chiudere la società, magari per farla sentire sicura, significa farla diventare asfittica. Includere persone significa renderla più forte e aperta a innovazione generativa, sostenibilità ambientale e, soprattutto, umana integrale. Una dimensione di società con più umanità può essere una soluzione?

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

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