Ridestarsi dal torpore

Sarebbe molto meglio ridestarsi dal torpore e dall’ubriacatura diffusa. Dall’inganno di poter governare l’italica barca grazie alla falsa democrazia del web e all’illusorio apprezzamento ricevuto sui social dagli amici degli amici. Sarebbe molto meglio essere onesti, concreti, realisti

foto SIR/Marco Calvarese

Lo abbiamo già detto e scritto. Lo ridiciamo, convinti che ne valga la pena. Sì, perché ci piace guardare in faccia la realtà per quella che è, per non vivere di facili illusioni capaci di durare una stagione o poco di più. Nonostante molti non credano a quel “al lupo al lupo” che più di uno indica, noi ci proviamo, per l’ennesima volta. Non solo per il bene nostro, ma anche per tentare di fornire chiavi di lettura utili per chi ha a cuore le sorti di questo nostro Paese e di chi lo abita. In particolare pensando alle generazioni future.
“Noi andiamo avanti, anche se l’Ue ci richiama. Anche se ci farà una procedura di infrazione”. Questo ripetono in coro il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e con lui i suoi vice, Salvini e Di Maio. Con loro anche il ministro dell’economia Tria, all’inizio più prudente, oggi allineato con i suoi capi, contro l’Europa colpevole, a loro dire, di imporre parametri restrittivi, senza ascoltare le ragioni del governo italiano.
È vero quanto chiedono gli alleati continentali e i loro vertici, oppure hanno ragione quanti guidano l’esecutivo gialloverde? La domanda non è banale, anche se non occorrono master nelle migliori università del mondo per rendersi conto che uno spread oltre 300 punti si sta mangiando i possibili benefici di un allargamento del deficit, quel 2,4 su cui si è intestardito il gabinetto Conte con i suoi ministri.
Lo ha scritto molto bene l’economista Leonardo Becchetti nell’editoriale pubblicato su Avvenire martedì scorso. “Invece di cercare sempre responsabilità negli altri (vero sport nazionale) potremmo domandarci perché siamo gli ultimi della classe. Finora siamo solo riusciti nel capolavoro di far aumentare lo spread di 200 punti nella fase di riscaldamento prima ancora di iniziare la partita”.
Fin troppo eloquente il giudizio dell’opinionista del quotidiano cattolico che alimenta la dose, mettendo nero su bianco quanto molti pensano, ma non tutti hanno il coraggio di esprimere. “Il populismo alimenta aspettative irrealistiche – scrive Becchetti – e quando arriva al potere e scopre di non poter realizzare quei risultati cerca continuamente nemici e avversari per non perdere il consenso degli elettori in una vera e propria campagna elettorale permanente”.
Sarebbe molto meglio ridestarsi dal torpore e dall’ubriacatura diffusa. Dall’inganno di poter governare l’italica barca grazie alla falsa democrazia del web e all’illusorio apprezzamento ricevuto sui social dagli amici degli amici. Sarebbe molto meglio essere onesti, concreti, realisti. Con il pensiero rivolto al domani. Si metta da una parte il pensiero del consenso. Si rimetta al centro il bene di tutti e di ciascuno, a partire dagli ultimi.

(*) direttore “Corriere Cesenate” (Cesena-Sarsina)

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