Terra dei fuochi. Cantore (diocesi Acerra): “Protocollo non presenta grandi novità. Serve un nuovo paradigma culturale”

Lunedì 19 novembre è stato siglato dal Governo, a Caserta, un protocollo che istituisce in via sperimentale il piano di azione per il contrasto dei roghi dei rifiuti. Sul provvedimento abbiamo raccolto il parere di un esperto di questioni ambientali della diocesi di Acerra, che ammette: "Siamo sfiduciati". Tra le richieste, la chiusura dell'inceneritore di Acerra

Trasformare la Terra dei fuochi in “Terra dei cuori”: nelle parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, questo l’obiettivo del protocollo, siglato, lunedì 19 novembre, a Caserta, dal Governo per rispondere agli annosi problemi che affliggono la Terra dei fuochi: rifiuti, roghi, malattie conseguenti all’inquinamento. Il provvedimento, che istituisce in via sperimentale il piano di azione per il contrasto dei roghi dei rifiuti, prevede, tra le altre cose, l’arrivo di militari per la vigilanza e il controllo dei siti di stoccaggio di rifiuti in Campania, l’uso di droni e satelliti per operazioni di sorveglianza dall’alto delle discariche abusive e dei roghi, l’implementazione e la messa a sistema del registro regionale dei tumori, il potenziamento del monitoraggio della qualità dell’aria, il risanamento ambientale dei siti di interesse nazionale, le segnalazioni di danno ambientale anche al di fuori dei siti di interesse nazionale, la rimozione dei rifiuti abbandonati e di quelli combusti, verifiche sulla contraffazione da parte di imprese, l’utilizzo dell’intelligence dei reparti specializzati dei carabinieri nella lotta al traffico illecito dei rifiuti e ai roghi tossici. Sul protocollo abbiamo sentito Giuseppe Cantore, esperto di questioni ambientali e collaboratore della diocesi di Acerra su tali tematiche.

Come giudica il protocollo?

Purtroppo, questo protocollo mi sembra la sommatoria di tutti i precedenti, con qualche lieve variazione, ma la sostanza non cambia.

Noi, poi, siamo avviliti perché nessuno dice che il primo passo da compiere è la chiusura dell’inceneritore di Acerra. Mentre ieri il Governo approvava il protocollo, qui ad Acerra moriva, per un male incurabile, una ragazzina di 11 anni. Non si può più giocare sulla pelle dei cittadini, senza trovare le soluzioni ai veri problemi. Nel protocollo si parla di un superamento degli inceneritori, non della chiusura di quello di Acerra. Sono cose viste e riviste. La comunità è stanca.

Il protocollo prevede il via libera a 13 impianti di compostaggio…

Ma sa da quanto tempo li stiamo aspettando? Il primo a dire che li avrebbe costruiti fu l’allora presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino. Da allora sono passati oltre 15 anni. Ora staremo a vedere, ma siamo sfiduciati e temiamo che ancora una volta non saranno realizzati.

E le bonifiche?

È un aspetto fondamentale, ma non c’è un cronoprogramma di quando avverranno. Restiamo ancora in attesa.

Cosa pensa dell’uso di droni per un’attività di controllo sul territorio?

Nel 2004 la Regione Campania ha istituito le cosiddette guardie ambientali, che hanno ricevuto anche una formazione specifica, ma l’iniziativa poi non è mai partita veramente. In generale, è importante individuare dove e chi fa gli sversamenti, ma se lo facciamo dall’alto bisognerebbe avere tanto personale che in pochi minuti dovrebbe raggiungere il posto dove è avvenuto lo sversamento o il rogo. Ora, concretamente, consideriamo solo Acerra, che ha un territorio di 54 chilometri quadrati: una volta individuati i rifiuti, dovrebbero essere raggiunti, poi presidiati fino a quando non sono rimossi o bonificati…

La soluzione è diversa e sta nella prevenzione,

verificando da dove arrivano i rifiuti e individuando chi li produce e li sversa e chi sono i soggetti che chiudono gli occhi permettendo questo scempio. Va bene, quindi, anche il particolare riguardo al tema della contraffazione, previsto nel piano di azione, ma è necessaria anche una task force che controlli quotidianamente gli impianti che producono rifiuti dannosi per la salute e verifichi dove gli stessi vanno a finire. Noi auguriamo al Governo di riuscire nell’impresa.

Cosa chiede il territorio?

Serve cambiare il paradigma culturale.

Gli inceneritori rappresentano la distanza tra l’Italia e il resto d’Europa. Mentre nel Vecchio Continente gli inceneritori sono considerati una tecnologia obsoleta e si stanno studiando forme alternative di smaltimento dei rifiuti, l’utilizzo di sistemi per l’abbattimento del packaging e di nuovi materiali biodegradabili, la raccolta differenziata spinta, noi stiamo ancora a parlare di nuovi inceneritori. L’ambiente deve entrare nelle teste di tutti. In tutta Italia ci sono Terre dei fuochi. Per questo è importante il superamento degli inceneritori come soluzione alla questione rifiuti, partendo dalla chiusura di quello di Acerra, il commissariamento dei comuni che non si adeguano ad alti livelli di raccolta differenziata, l’aumento sensibile del numero degli impianti di compostaggio, incentivi e per la riduzione della produzione dei rifiuti sia per le grandi aziende sia per gli utenti finali. Noi chiediamo anche l’indipendenza di chi effettua i controlli sulla sicurezza dell’impianto ad Acerra: da noi ci sono tre centraline per il controllo delle polveri sottili, che segnalano continui sforamenti dei livelli consentiti. Chiediamo di sapere da cosa dipende questo superamento dei livelli stabiliti dall’Europa. Noi ci siamo rivolti all’Arpac per saperlo ma l’ente non ha mai effettuato una caratterizzazione dell’aria. L’inceneritore è della Regione, ma se controlla l’Arpac, che è l’Agenzia regionale protezione ambientale Campania, è evidente il conflitto di interessi. La gente vuole, poi, un aiuto sul fronte della salute perché troppe persone si ammalano e muoiono. Infine, vorremmo che le nostre terre possano tornare alla loro naturale vocazione agricola. La Terra dei fuochi, laddove un tempo c’era la Campania Felix, ha danneggiato moltissimo i nostri contadini, che ora sono in grande difficoltà economica.

Qual è il sostegno avuto dalla Chiesa?

Un grande incoraggiamento a tutti noi viene dal vescovo di Acerra, mons. Antonio Di Donna, che, da quando si è insediato qui, ha sempre avuto a cuore l’attenzione alla tutela dell’ambiente e alla salute del nostro popolo, chiedendo alle istituzioni

risposte concrete al nostro grido di dolore e di allarme.

A breve dovrebbe anche nascere la Consulta diocesana sulle questioni ambientali. Intanto, auspichiamo che il protocollo del 19 novembre trasformi davvero la Terra dei fuochi in Terra dei cuori, ma purtroppo abbiamo dei forti dubbi.

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