Famiglie e imprese: Fondazione Paulus, un progetto per aiutare a superare il sovraindebitamento e il rischio usura

L'ente fondato dal vescovo di Pozzuoli, mons. Gennaro Pascarella, ha partecipato a un bando per progetti di adozione sociale per le vittime di usura ed estorsione. "La novità - spiega Luigi Cuomo, presidente della Fondazione - sta nel fatto che solidarietà e prevenzione fanno parte di un unico progetto generale e che non si fa più distinzione tra famiglie e attività economiche". Per ora presi in carico dieci casi

Aiutare soggetti in particolari condizioni di fragilità, vulnerabilità e a rischio usura e, allo stesso tempo, contribuire a far crescere il livello di fiducia nelle istituzioni al fine di prevenire scelte pericolose e potenzialmente conducibili ai canali dell’economia illegale e criminale. È tra gli obiettivi del progetto di adozione sociale “La solidarietà e il tutoraggio per difendere le famiglie e le imprese”, ideato e promosso dalla Fondazione Paulus, ente privato senza finalità di lucro, fondato dal vescovo di Pozzuoli, mons. Gennaro Pascarella, con sede presso la Caritas diocesana di Pozzuoli. Il progetto è finanziato, attraverso un bando, dalla Regione Campania.

Il progetto, che è partito il 18 luglio ma è stato presentato nei giorni scorsi, si rivolge prevalentemente ai soggetti che, versando in condizioni di difficoltà, accettano di condividere un percorso di aiuto finalizzato al superamento dei problemi economici e, qualora si dovesse rivelare necessaria, alla denuncia. Piccole imprese, artigiani, capi famiglia rappresentano il target privilegiato a cui la Fondazione rivolge maggiore attenzione.

“Il nome della Fondazione s’ispira al passaggio nelle nostre terre dell’apostolo Paolo in catene. Quindi la Fondazione vuole ricordare l’impegno ad accogliere chi è in catene e a essere strumenti di conforto e consolazione per chi si trova attanagliato dalle difficoltà economiche o, talvolta, stretto nel giro dell’usura e del racket, per uscire da situazioni di schiavitù che a volte portano a gesti disperati, come il suicidio”, afferma don Gennaro Pagano, direttore del Comitato etico della Fondazione Paulus.

Grazie al progetto, chiunque versa in una condizione di sovraindebitamento, oppure è a rischio usura o racket o, peggio ancora, è già vittima di questi reati, può chiedere di essere aiutato e ricevere un sostegno globale di ordine legale, commerciale, bancario e psicologico. Un’équipe specializzata, composta da professionisti, volontari e tecnici del settore accompagnerà coloro che si rivolgeranno al servizio di adozione sociale lungo un percorso di solidarietà diretto alla soluzione dei problemi. Al servizio è possibile accedere attraverso il

numero verde 800 900 767

oppure inviando una mail all’indirizzo info@fondazionepaulus.it. I destinatari del progetto sono residenti in tutta la Regione Campania, ma in particolar modo la Fondazione si rivolge alle famiglie e alle piccole imprese dell’area flegrea e della città metropolitana di Napoli.

 

“Sono già una decina i casi adottati. Sono arrivate una quindicina di istanze ma non tutte avevano i requisiti necessari. I casi adottati sono prevalentemente di sovraindebitamento, ma in tre casi sono soggetti che sono usciti da un percorso di usura perché hanno denunciato”, ci racconta Luigi Cuomo, presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione Paulus. “È un progetto molto importante perché ha delle caratteristiche innovative – spiega Cuomo -: una è quella di

includere anche la categoria dei sovraindebitati.

Attualmente la normativa nazionale distingue i casi di prevenzione da quelli di solidarietà. La solidarietà, che fa capo al ministero dell’Interno, riguarda le vittime di racket e usura e attiene al post-denuncia, solo dopo la quale scatta la tutela; la prevenzione, invece, fa capo al Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) con particolari limitazioni. La Regione Campania, nel bando, ha considerato la solidarietà e la prevenzione parte di un unico progetto generale, perché una buona prevenzione evita di giungere al problema, ma un problema risolto può aiutare la prevenzione”.

C’è un altro carattere di novità estremamente importante: “Le due leggi nazionali sulla solidarietà, la 108 e la 44, si rivolgono esclusivamente a operatori economici, tenendo fuori le famiglie, mentre il bando della Regione Campania non fa più distinzione tra famiglie e attività economiche, quindi piccole imprese, artigiani, commercianti e capi famiglia allo stesso modo possono partecipare a questo processo di adozione ed essere aiutati”. In realtà, rivela Cuomo, “l’ideazione del bando ha visto una nostra forte partecipazione di indirizzo, grazie anche alla mia esperienza sul campo sia della prevenzione sia della solidarietà, per il mio doppio ruolo di presidente della Fondazione Paulus e di componente del Comitato di solidarietà presso il ministero dell’Interno”. “Siamo in contatto con la Direzione del Mef che ha molto interesse per questa sperimentazione: infatti, il sistema di tutoraggio, sia di prevenzione sia di solidarietà, potrebbe diventare uno strumento istituzionale, non più in ambito sperimentale regionale, ma a livello nazionale”, aggiunge.

La cifra totale stanziata è di 180mila euro, distribuita tra le varie attività inerenti al progetto. “Le risorse messe a disposizione nell’arco di 30 mesi – chiarisce Cuomo – ci consentono di adottare tra le 40 e le 50 famiglie, ma se il numero di chi ha i requisiti per adire al programma è superiore faremo di tutto per dare un aiuto. Al contrario, sarebbe un insuccesso se il progetto non fosse conosciuto dalla gente. La campagna comunicativa servirà proprio a raggiungere quante più famiglie possibili”. Per selezionare le persone che possono usufruire del progetto “c’è l’intermediazione dei parroci, che ci segnalano casi e circostanze. Il progetto poi prevede la figura degli

animatori territoriali,

cioè soggetti che nelle comunità e nei luoghi di lavoro distribuiscono materiale informativo del progetto. Questo canale funziona, perché buona parte delle istanze sono arrivate attraverso il numero verde. Tutti gli operatori hanno fatto da uno a quattro corsi di formazione per condividere non solo le informazioni e le competenze, ma anche lo spirito e l’ispirazione di fondo del progetto”.

“Noi poniamo al centro l’interesse della persona – precisa il presidente della Fondazione -, mettendo in piedi strategie di soluzione dei problemi che sono a costo zero per il soggetto e che hanno

come obiettivo solo quello di liberarlo dall’eccesso di debito.

Poi ci sono i casi di coloro che hanno denunciato e l’adozione consiste sia nell’accompagnamento a usufruire dei benefici previsti dalla legge, sia nel sostegno psicologico, perché chi denuncia soffre di solitudine e di paura”.

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