Politica autoreferenziale. La realtà presenta il conto

Si tratta di un atteggiamento che nasce dalla scarsa volontà (o incapacità) da parte dei leader politici di confrontare l’approccio teorico ai problemi con la concretezza dei fatti, delle cifre, delle previsioni tecniche autorevoli. Se questo comportamento perdura e si incancrenisce, il rischio di bruschi risvegli è sempre più marcato

foto SIR/Marco Calvarese

C’è una tendenza ormai consolidata della politica italiana all’autoreferenzialità che, nel corso degli ultimi mesi, si sta rendendo sempre più evidente. E pericolosa. Si tratta di un atteggiamento che nasce dalla scarsa volontà (o incapacità) da parte dei leader politici di confrontare l’approccio teorico ai problemi con la concretezza dei fatti, delle cifre, delle previsioni tecniche autorevoli. Se questo comportamento perdura e si incancrenisce, il rischio di bruschi risvegli è sempre più marcato.
Prendiamo l’esempio del primo (e per ora unico) provvedimento di un certo spessore proposto dal governo giallo-verde e ratificato dal Parlamento: il cosiddetto “decreto dignità”. Quando il ddl era in discussione furono in molti (imprenditori, sindacalisti, istituti specializzati, gli stessi tecnici del Mise) a mettere in guardia circa il pericolo che il decreto, così come era stato concepito, potesse sortire effetti contrari a quelli pur lodevoli che si proponeva di conseguire. Purtroppo i dati sugli andamenti occupazionali registrati nella parte finale del 2018 e certificati dall’Istat, hanno finito per confermare questi timori: la stretta sui contratti a termine ha causato una diminuzione degli occupati.
Ora il Parlamento sta completando l’analisi del “decreto sicurezza” e anche su questo provvedimento c’è il rischio che l’approccio ideologico al tema dell’immigrazione si traduca in una crescita, piuttosto che in un contenimento, del fenomeno della clandestinità. All’orizzonte vi sono “macigni” ancora più pesanti: il decreto “anticorruzione” con la contestatissima norma sulla prescrizione, che potrebbe allungare ulteriormente i tempi della giustizia, e poi la Legge di bilancio, criticata dalla Ue e soprattutto basata sul presupposto contabile di una crescita del Pil italiano nel 2019 prevista dal governo al +1,5, senza che vi sia un solo organismo internazionale preposto alle stime economiche che confermi questa prospettiva. Autoreferenzialità, appunto. Peccato che la realtà, presto o tardi, presenti il conto…

(*) direttore “Corriere Eusebiano” (Vercelli)

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