Al Governo è un’altra cosa

Di fronte a una differente - e a volte opposta - visione dei problemi, non c’è contratto che tenga. Si incrinano i rapporti fra i due partner di governo e si allungano i tempi di realizzazione dei progetti. Altro che soluzione dei problemi “in un solo giorno” o i famosi “colpi di ruspa”, come veniva affermato durante la campagna elettorale!

I partiti di maggioranza,in particolare i Cinquestelle, stanno sperimentando quanto sia difficoltoso, dopo anni di opposizione, svolgere il ruolo di forza di governo. Nonostante il contratto e l’investitura popolare che ostentano ad ogni piè sospinto, sembrano come accerchiati da una serie di condizionamenti sia esterni che interni alle loro fila. Condizionamenti e vincoli che si fanno ancora più evidenti con l’inizio del mese di novembre. Dopo i tanti annunci e le altrettante smentite sulle cose da fare, è arrivato il momento di “mettere nero su bianco”, stabilire, cioè, quello che si intende fare e come lo si vuole fare, indicando, per iscritto, in bilancio, quali promesse, fra le tante fatte, si vogliono o si possono realizzare. E, in effetti, il primo passo su questa direzione il governo l’ha fatto: ha presentato in Parlamento, alla fine di ottobre, la proposta di bilancio che, per legge, dovrà essere approvata entro il prossimo 31 dicembre. Nonostante l’assolvimento di questo primo importante adempimento, le discussioni e le polemiche, intorno alla manovra economica, non accennano a diminuire e coinvolgono non solo le forze di opposizione, come è scontato, ma anche i partiti di maggioranza. Spesso vengono rimessi in discussione, dagli stessi partiti alleati,taluni provvedimenti che costituiscono i loro cavalli di battaglia. La Lega, ad esempio, tenta, in tutti i modi, di ostacolare la realizzazione del reddito di cittadinanza, tanto caro ai Cinquestelle e, questi ultimi, mettono in discussione le misure di sicurezza sbandierate da Salvini. Divergenze che si allargano ad altri ambiti, quali l’interruzione della prescrizione dei reati dopo il primo grado di giudizio, voluta dai grillini, o la realizzazione delle grandi opere volute dalla Lega e ostacolate dai 5S.
Di fronte a una differente – e a volte opposta – visione dei problemi, non c’è contratto che tenga. Si incrinano i rapporti fra i due partner di governo e si allungano i tempi di realizzazione dei progetti. Altro che soluzione dei problemi “in un solo giorno” o i famosi “colpi di ruspa”, come veniva affermato durante la campagna elettorale! Ma quello che più offende, in particolare i Cinquestelle, sono le contestazioni di piazza inscenate da attivisti grillini e da quel popolo che costituisce l’orgoglio dei pentastellati. I capi del Movimento, Grillo e Di Maio, mai avrebbero potuto immaginare che gli iscritti contestassero le decisioni dei loro ministri di autorizzare il proseguimento di talune opere – ad esempio l’acciaieria di Taranto (Ilva) e il gasdotto (Tap) nel Salento – bruciando le bandiere del movimento e chiedendo le dimissioni dei parlamentari Salentini che, durante la campagna elettorale, si erano impegnati a fare annullare le opere. Ancora più dolorosa, la manifestazione messa in atto da oltre ventimila romani, contro la sindaca Raggi, per le inefficienze da lei dimostrate nel governo della Capitale. Un conto è fare politica nelle piazze e dai banchi dell’opposizione, un’altra cosa è portare responsabilità di governo. Qui più che le chiacchiere contano i fatti, le decisioni, cioè, di fronte alle quali non ci si può tirare indietro. Neppure in presenza di “noiosi” vincoli posti dalle autorità a garanzia dei diritti di tutti e della regolarità delle procedure. Vincoli che tutti i governi, senza distinzione alcuna, hanno sempre mal digerito, ma che questo governo contesta, addirittura, per il sol fatto di essere “un governo votato dal popolo” (ma perché gli altri da chi erano stati votati? ndr). Anche e soprattutto per questo motivo, il presidente della Repubblica Mattarella, nell’autorizzare la trasmissione alle Camere della manovra finanziaria ha rivolto al governo una serie di raccomandazioni che vanno dall’invito a tenere conto della necessità di “difendere il risparmio degli italiani e il rafforzamento della fiducia delle famiglie, delle imprese e degli operatori economici”, all’esigenza di “sviluppare il confronto e il dialogo costruttivo con le istituzioni europee”.
Un richiamo alla realtà alla quale nessuno può sfuggire, nemmeno chi con spavalderia continua a ripetere “ce ne freghiamo dell’Europa” o chi ritiene di potere fare tutto in nome del popolo sovrano. Anche perché se l’onestà tanto sbandierata è tutta da dimostrare, l’incapacità di governare è sotto gli occhi di tutti.

(*) direttore “La Vita diocesana” (Noto)

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