Elezioni: a Trento e Bolzano il braccio duro della Lega “dolomitica”

L’effetto Salvini - con il nome del vicepremier sul simbolo della Lega - ha raccolto consensi che hanno un peso specifico diverso a Bolzano e Trento: il voto altoatesino segnala una progressiva erosione dell’appartenenza etnico-politica alla SVP, mentre quello trentino rende evidente una polarizzazione più precisa dell’opinione pubblica

Foto: Gianni Zotta

Ha sorpreso nelle proporzioni anche i militanti di Salvini l’inedita affermazione della Lega in Trentino Alto Adige, dove 800mila elettori hanno votato per rinnovare i 35 consiglieri provinciali che formeranno il nuovo Consiglio Regionale. A Trento sarà presidente della Provincia il leghista Maurizio Fugatti, che insieme ad altre otto liste dell’Alleanza di centrodestra autonomista, ha ottenuto il 46,73 dei voti, sbaragliando il candidato dem Giorgio Tonini (25,4) e il presidente uscente, l’autonomista Ugo Rossi (12,42). E’ la prima volta nella storia che il Trentino viene guidato dal centrodestra a trazione leghista (anche Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno appoggiato Fugatti) ma anche a Bolzano la crescita della lista leghista (dal 2% all’11%), primo partito italiano, ha ridimensionato la vittoria della Sudtiroler Volkspartei (dal 45,7% al 41,7%). Il rieletto presidente della Giunta altoatesino Arno Kompatscher potrebbe quindi formare la Giunta proprio con la Lega oppure con la sorpresa della seconda lista più votata, quella fondata col proprio nome appena cinque mesi fa dell’ex grillino Paul Koellensperger.

Foto: Gianni Zotta

L’effetto Salvini – con il nome del vicepremier sul simbolo della Lega – ha raccolto consensi che hanno un peso specifico diverso a Bolzano e Trento: il voto altoatesino segnala una progressiva erosione dell’appartenenza etnico-politica alla SVP, mentre quello trentino rende evidente una polarizzazione più precisa dell’opinione pubblica.

 

Il centrodestra ha vinto anche perché la coalizione del centrosinistra autonomista al governo da vent’anni si è rotta a pochi mesi dal voto, con il presidente del PATT Rossi a correre da solo in disaccordo con il Partito Democratico e l’Unione per il Trentino (il partito di Lorenzo Dellai). Ininfluente il consenso per i Cinquestelle che a Trento si fermano al 7,1 per cento con due soli consiglieri ed a Bolzano sono appena al 2,4%.

Come osservatori ci attendiamo di vedere le mosse della Lega “dolomitica” che dovrà inevitabilmente sbrogliare i nodi degli attriti fra Roma e le attese delle autonomie speciali: si pensi ai temi dei trasporti con il Tunnel del Brennero, dell’ambiente e soprattutto dell’accoglienza dei migranti in una terra di confine che ha dato esempio di una gestione efficiente e ispirata a criteri umanitari.

Nelle valli trentine e altoatesine c’è una tradizione di accoglienza e di cooperazione anche internazionale che non si concilia con gli slogan “Prima gli italiani” e “Prima i trentini”. Ma non sono gli unici temi in cui nella terra di De Gasperi si attendono al varco gli eredi di Bossi.

(*) direttore settimanale diocesano “Vita Trentina”

Altri articoli in Territori

Territori