Un po’ di equilibrio!

Nonostante i tentativi - a volte goffi, a volte patetici - portati avanti dal ministro Tria (addirittura zittito in varie occasioni), dal presidente del Consiglio Conte e ultimamente dallo stesso presidente della Camera Fico per tranquillizzare Europa e mercati, è chiaro che il gioco è in mano ai “consoli” Di Maio e Salvini, titolari dell’accordo di governo che ha dato vita a questo esecutivo. I quali appaiono da sempre e sempre più ossessionati dal “consenso”, da perseguire in ogni modo per “non tradire gli italiani”

Volevamo attendere l’annunciato piano di investimenti prima di esprimere un qualche giudizio sulla manovra finanziaria che il governo sta elaborando; ma le vicende confuse di questi giorni, anche appunto perché non offrono un quadro completo, sollecitano ormai ad interrogativi non secondari e a riflessioni non superficiali, come del resto avviene a vari livelli da molti giorni. L’impressione diffusa infatti è che le cose stiano precipitando versa una china poco rassicurante. Nonostante i tentativi – a volte goffi, a volte patetici – portati avanti dal ministro Tria (addirittura zittito in varie occasioni), dal presidente del Consiglio Conte e ultimamente dallo stesso presidente della Camera Fico per tranquillizzare Europa e mercati, è chiaro che il gioco è in mano ai “consoli” Di Maio e Salvini, titolari dell’accordo di governo che ha dato vita a questo esecutivo. I quali appaiono da sempre e sempre più ossessionati dal “consenso”, da perseguire in ogni modo per “non tradire gli italiani”, sentendosi nel (giusto) dovere di tener fede alle promesse fatte in campagna elettorale, anzi tentando – in competizione – di acquisire, rispettivamente per la propria parte contraente, ulteriori adesioni popolari. Occorre condividere che è necessario andare in soccorso ai troppi poveri che da tempo attendono, come pure è urgente affrontare con severità la questione immigrazioni (i cavalli di battaglia dell’uno e dell’altro duumviro), ma è indispensabile farlo in modo da non danneggiare ulteriormente gli stessi supposti beneficiari (i poveri e le comunità che vedono arrivare profughi…) e l’intera nazione, con ulteriori ricadute. Del resto, è noto quanto arranchino i Centri per l’impiego nel trovare posti di lavoro; e non si può solo respingere chi bussa alle nostre porte. Così per la questione pensioni: sarà vantaggioso per alcuni anticiparla, ma per il Paese nel suo insieme e per le generazioni future quali saranno gli svantaggi che si ripercuotono su tutti? Tanto più che rimpiazzare gli anziani uscenti dal mondo del lavoro con i giovani entranti non è proprio automatico! Non basta zittire il presidente dell’Inps Boeri, ma occorre fare i conti coi numeri. E i conti, su questa e su tutta la materia del Def, li sanno ben fare all’Ue e soprattutto i mercati, dai quali, voglia o non voglia, dipendono la nostra economia e la nostra finanza.
Abbiamo fresco il ricordo del dramma vissuto dalla Grecia (per carità, l’Italia è altra cosa!…): Tsipras era partito lancia in resta contro l’Ue mietendo consensi anche in Italia dove sorse una lista a suo nome, ma poi ha dovuto ripiegare accettando le condizioni internazionali (il principio di realtà), pena il fallimento suo e della nazione. Altri esempi vicini ci parlano di destre e populismi che mietono consensi, ad es. in Ungheria e Polonia, dove l’opposizione viene ammutolita e schiacciata. Anche da noi l’opposizione sembra afona perché l’esecutivo vuole essere insieme “di governo” e “di lotta” (contro le istituzioni nazionali e sovranazionali). Anche a voler essere ottimisti, non è un bel vedere!

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

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