Le “ragioni” scontate

La storia politica si ripete e ripropone gli slogan che trovano maggiore spazio di attualità: niente di nuovo sotto quel cielo, salvi i nomi e le sigle dei nuovi rispetto ai vecchi e le volontà di fare a livello di progettualità (da verificare nella pratica). Cosicché gli uni, gli oppositori, diranno che "è tutto sbagliato e da rifare" - e si avviteranno in una polemica costante quanto scontata - e gli altri, i vincitori, sosterranno la qualità del loro impegno a favore del popolo, magari smontando quello realizzato in precedenza dagli avversari

(Foto: AFP/SIR)

I bombardamenti mediatici, oggi di grande attualità, trovano impreparata grande parte dei cittadini, sia nelle campagne elettorali (dove tutto diventa possibile quand’anche non lo è per niente) sia di fronte alle dichiarazioni che tambureggiano nella quotidianità. Naturalmente, secondo la logica imperante delle notizie non notizie, i mezzi di comunicazione si sprecano nel rincorrere questo o quel protagonista soprattutto se si può dire qualcosa di lui che non sia ampiamente noto. In tal modo si alimenta una credulità che non è credibilità e si favorisce il chiacchiericcio da portineria, senza portare acqua al mulino della realtà.
La stampa sorvola invece sulle notizie che riguardano la vita giornaliera che non è fatta né di chiacchiere né di ragionamenti pseudoaccademici (spesso sillabati da incompetenti di complesse materie) bensì di dati, di riferimenti, di risultati (quando ci sono), di attività di servizio, di aspettative. Ci si perde e ci si disorienta fra gli 0 virgola, dati in pasto alla gente che non ne capisce un’acca, ma si nicchia sul fornire elementi di disputa su argomenti efficaci che toccano da vicino l’uomo della strada. Di una proposta di legge si danno informazioni anche corrette ma incomplete, determinando un buio che negativizza l’attesa del cittadino: e poi ci si lamenta nei talk-show di incomprensioni o di difficoltà a recepire talune legislazioni.
Alcuni politici sostengono che non bisogna attenersi agli 0 virgola, dal momento che – dicono – si tratta di scostamenti modesti, ignorando che uno 0 virgola in un bilancio statale equivale a miliardi di euro… Altri affermano di voler “rispettare” le promesse elettorali, mentre è risaputo che esse sono promesse appunto, non facilmente collocabili nella realtà dei dati economici soprattutto se le disponibilità concrete appaiono deboli. Altri ancora contestano le rigide (ma accolte e valide per tutti i Paesi membri) direttive europee in materia di bilancio e di deficit, ignorando che le norme dei trattati vanno osservate (anche controvoglia). Pertanto se è difficile raccontare al pubblico eterogeneo una complicata operazione di bilancio, allora cosa si fa? Talvolta si sceglie la strada di accusare i predecessori, talaltra si torna a promettere per i prossimi tempi… E via via riemergono gli slogan preelettorali. L’Italia però si incastra e non cresce, nonostante si affermi il contrario. E la lotta politica fra le parti si incancrenisce: quelli del passato ribadiscono di avere fatto questo e quello e demoliscono quanto i sopraggiunti stanno per fare, questi ultimi si arroccano sulle loro scelte per dimostrare – a proprio giudizio – di essere nel giusto e di perseguire programmi utili alla comunità nazionale.
La storia politica si ripete e ripropone gli slogan che trovano maggiore spazio di attualità: niente di nuovo sotto quel cielo, salvi i nomi e le sigle dei nuovi rispetto ai vecchi e le volontà di fare a livello di progettualità (da verificare nella pratica). Cosicché gli uni, gli oppositori, diranno che “è tutto sbagliato e da rifare” – e si avviteranno in una polemica costante quanto scontata – e gli altri, i vincitori, sosterranno la qualità del loro impegno a favore del popolo, magari smontando quello realizzato in precedenza dagli avversari.
Procedendo secondo questo “stile” – obsoleto, irrealistico e privo di soluzioni – ognuno continuerà a proclamare di “avere ragione” mentre l’altro persevererà nel dirsi, lui sì, in grado di dimostrare di “avere ragione”. Di legislatura in legislatura, le polemiche arricchiranno lo scenario ma non arricchiranno gli italiani, speranzosi di trovare una via capace di affrontare seriamente, senza pregiudizi di parte, e risolvere, serenamente, i loro non pochi problemi.

(*) direttore “Il Popolo cattolico” (Treviglio)

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