Incaute promesse

Mettere insieme le principali promesse dei Cinquestelle (reddito di cittadinanza) con quelle della Lega (modifica della legge Fornero sulle pensioni, riduzione delle tasse e condoni fiscali) è una pretesa che contrasta con la situazione debitoria dello Stato. Siamo nelle stesse condizioni di un ammalato grave, al quale potrebbe essere fatale una semplice complicazione per andarsene all’altro mondo. Da qui l’importanza del rispetto dei vincoli posti dai trattati europei, anche e soprattutto nell’interesse delle future generazioni

Dal dibattito politico alimentato quotidianamente dai maggiori esponenti del governo – Salvini e Di Maio in testa – se ne trae sempre più il convincimento che difficilmente nella prossima legge di bilancio – la vecchia finanziaria – potranno trovare posto tutte e subito le promesse fatte durante la campagna elettorale. Non solo per una questione di compatibilità finanziaria – i soldi disponibili sono pochissimi – ma perché con poche risorse dovrebbero onorarsi non le promesse di un solo partito, ma quelle di due partiti – M5S e Lega – avversarie durante la campagna elettorale e ora insieme in virtù di un contratto di governo sottoscritto successivamente. Prima che da un’opinione diffusa fra i tanto odiati tecnici – per i quali si minacciano epurazioni – e fra i commentatori politici – definiti da M5S e Lega i primi nemici del governo – questo convincimento viene dal più autorevole esponente del governo stesso, il ministro dell’economia Giovanni Tria. “L’obiettivo è di assicurare la graduale realizzazione degli interventi contenuti nel contratto di governo – ha detto nel corso di un’informativa alla Camera – compatibilmente, però, con le esigenze di mantenere l’equilibrio dei saldi strutturali di finanza pubblica”. In altre parole, le promesse saranno realizzate – in tutto o in parte non è dato ora sapere – a condizione che non si facciano altri debiti.

Una condizione, questa, imprescindibile per un Paese come il nostro che ha uno dei debiti più alti al mondo, un’economia lenta a riprendersi e uno degli indici di disoccupazione più elevati in Europa. Insomma siamo nelle stesse condizioni di un ammalato grave, al quale potrebbe essere fatale una semplice complicazione per andarsene all’altro mondo. Da qui l’importanza del rispetto dei vincoli posti dai trattati europei, anche e soprattutto nell’interesse delle future generazioni. Non l’avesse mai fatta, il ministro Tria, quell’affermazione! Immediata e furiosa la reazione di Di Maio: “pretendo da un ministro, serio, di un governo del cambiamento che trovi i soldi per i cittadini in difficoltà”. Ovviamente, il ministro Tria ha evitato di alimentare la polemica, ma avrà sicuramente pensato, in cuor suo, che anche da un leader politico serio ci si aspetta che, prima di fare promesse, ne verifichi la fattibilità e la compatibilità con le casse dello Stato. Anche per non essere tacciato di fare incaute promesse. Evidentemente, l’ampio consenso popolare goduto dal governo ha montato la testa al leader dei 5S. Preoccupato, anche, dei consensi strepitosi ogni giorno conquistati da Salvini: la Lega nei sondaggi ha già superato i Cinquestelle e, per giunta, senza spendere un euro! Le fortune di Salvini, infatti, sono costituite principalmente dalle disgrazie degli immigrati. In queste condizioni è difficile prevedere come sarà definita la legge di bilancio che deve essere presentata al Parlamento e alla Commissione europea entro ottobre. Mettere insieme le principali promesse dei Cinquestelle (reddito di cittadinanza) con quelle della Lega (modifica della legge Fornero sulle pensioni, riduzione delle tasse e condoni fiscali) è una pretesa che contrasta con la situazione debitoria dello Stato.

Inutilmente da più parti si chiede di utilizzare, stante le difficoltà economiche, taluni strumenti – ad esempio il Reddito d’inclusione (Rei) – introdotti dal tanto odiato governo Renzi per combattere la povertà. Nessuna nostalgia per i governi del passato, ma neppure tacita assuefazione nei confronti di un governo che finora ha brillato per la sua inconcludenza. “Mai come oggi è necessario un nuovo impegno sociale dei cattolici”, ha dichiarato qualche giorno fa all’Osservatore Romano il presidente della Cei, Cardinale Bassetti. Per il quale, in particolare, la formazione socio-politica può rappresentare “un momento importante per rammendare il Paese, per ricucirlo in ogni sua parte e anche per elaborare le idee che possano ricostruire la democrazia del futuro”. “Le nostre città, la nostra Italia e la nostra Europa – ha concluso Bassetti – hanno bisogno di donne e di uomini che ripensino il Paese e si assumano la responsabilità politica, secondo le parole di don Tonino Bello, come servitori della gioia”. Sottoscriviamo pienamente.

(*) direttore “La Vita Diocesana” (Noto)

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