Riapre l’abbazia di Nonantola dopo il terremoto. Mons. Castellucci: “Importanza enorme per il popolo”

Sono state le due scosse di terremoto che nel maggio 2012 sconvolsero l’Emilia - e i relativi lavori di ripristino e restauro - a causare una chiusura prolungata della basilica fondata da sant’Anselmo nel 752. A render ancor più importante l’evento di riapertura (celebrato anche con una lapide commemorativa posta nella chiesa), la concessione da parte di Papa Francesco dell’Anno Santo giubilare che terminerà il 31 dicembre 2019

A distanza di 452 anni dalla visita di san Carlo Borromeo all’abbazia di Nonantola – di cui fu abate commendatario dal 1560 al 1566 -, la concattedrale della diocesi modenese è stata riaperta al culto domenica 16 settembre a oltre sei anni dall’ultima celebrazione. Sono state le due scosse di terremoto che nel maggio 2012 sconvolsero l’Emilia – e i relativi lavori di ripristino e restauro – a causare una chiusura prolungata della basilica fondata da sant’Anselmo nel 752. A render ancor più importante l’evento di riapertura (celebrato anche con una lapide commemorativa posta nella chiesa), la concessione da parte di Papa Francesco dell’Anno Santo giubilare che terminerà il 31 dicembre 2019.

Un migliaio i fedeli che nel pomeriggio di un settembre particolarmente afoso non hanno voluto mancare alla solenne concelebrazione presieduta da mons. Erio Castellucci, arcivescovo abate di Modena-Nonantola, con il capitolo abbaziale, diversi sacerdoti diocesani e sei vescovi: da quelli di Ferrara, Ravenna e Forlì-Bertinoro ad altri di origini modenesi. “L’importanza dell’abbazia per il popolo nonantolano e non solo – ha sottolineato il vescovo durante l’omelia della messa – è enorme. In queste settimane ne sono arrivati echi anche a me da varie parti d’Italia”. Parole riverberate anche durante la cerimonia civile, da parte della sindaca di Nonantola, Federica Nannetti, e del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ai piedi della Torre dei Bolognesi – altro simbolo del comune modenese – riaperta nel luglio scorso.

“L’abbazia è segno di vita e di luce

– ha continuato il vescovo -, proprio il contrario del deserto e della notte; perché in essa e attorno ad essa si è sviluppata la vita religiosa e civile di Nonantola: pensiamo solo alle centinaia di monaci che nei secoli l’hanno abitata, alle migliaia di celebrazioni che, anche coinvolgendo il popolo, si sono tenute in questa Chiesa; al patrimonio religioso, artistico e culturale qui elaborato e conservato, alla bonifica e coltivazione dei terreni e alla promozione del lavoro e della giusta ricchezza dei cittadini”.

Tra quei religiosi c’era Anselmo che riposa nella “sua” chiesa insieme ad altri sei santi (i papi san Silvestro I – cui è intitolata la basilica – e Sant’Adriano III, i martiri Senesio e Teopompo, le vergini Fosca e Anseride) e che è stato inserito da mons. Castellucci nella preghiera composta per l’Anno Santo.

E proprio l’apertura della Porta Santa con la lettura della concessione del giubileo arrivata dalla Penitenzeria Apostolica e firmata dal penitenziere maggiore, card. Mauro Piacenza, è stato il momento iniziale delle solenne celebrazione per la Festa dell’Esaltazione della Croce – una reliquia è conservata in basilica – cui ha fatto seguito lo svelamento di alcune opere restaurate: l’imponente crocifisso ligneo del XV secolo e il grande affresco della scuola degli Erri, raffigurante la Crocifissione, l’Annunciazione e vari santi.
L’inizio di una nuova vita per queste opere, per la basilica che le contiene e per tutti i nonantolani:

“Vita e luce che da oggi riprendono, da questo luogo, a rinvigorire i nostri deserti interiori e illuminare le nostre notti. Grazie al Signore che continua a vincere il deserto e il buio”, ha detto concludendo l’omelia il vescovo Castellucci.

Per poi estendere i ringraziamenti per le cose terrene “a tutti coloro che si sono impegnati per giungere a questo giorno; grazie a tutti voi presenti, che con la vostra partecipazione rendere manifesta la natura della Chiesa, composta di ‘pietre vive’”. Al grazie del vescovo si è aggiunto, infine, quello di don Alberto Zironi, parroco di Nonantola e priore del capitolo della concattedrale, che ha ricordato – come già aveva fatto, emozionandosi, la sindaca – la restauratrice Daniela Bizzarri Candini, morta improvvisamente a novembre dello scorso anno.

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