L’eredità

La storia di Vittorio dell’Istituto Mons. Signori di Fossano non la vedremo in tv, ma come tutte le eredità importanti va custodita con cura, non sprecata, messa a frutto. Racconta di come la disabilità possa diventare un “luogo di incontro” dove capire che poi in fondo esistono solo abilità diverse. È una storia “in uscita”, verso gli altri. Un po’ come quella Chiesa che sogna Papa Bergoglio

Non finirà sulle prime pagine dei grandi quotidiani nazionali e non si farà un film sulla sua vita. Ma la sua eredità, per chi lo ha conosciuto, è immensamente più importante di ogni pubblico riconoscimento. Nella semplicità. Nella ferialità. Perché la vita non è solo grandi eventi, successo, fama e battaglie da vincere a tutti i costi. C’è il valore inestimabile di un sorriso che spiazza, la forza della mitezza, il lavoro quotidiano e certosino del mettere insieme e del tessere relazioni. Grande insegnamento in tempi di divisioni, di contrasti chiassosi, di odio che alimenta odio, dove tutti parlano e nessuno ascolta.
La storia di Vittorio dell’Istituto Mons. Signori di Fossano non la vedremo in tv, ma come tutte le eredità importanti va custodita con cura, non sprecata, messa a frutto. Racconta di come la disabilità possa diventare un “luogo di incontro” dove capire che poi in fondo esistono solo abilità diverse. È una storia “in uscita”, verso gli altri. Un po’ come quella Chiesa che sogna Papa Bergoglio. Sembra incredibile per un uomo che ha vissuto quasi tutta la sua vita all’interno di un istituto. Eppure sempre connesso con il mondo e con il cuore di chi ha incrociato il suo cammino.
C’è una bella canzone di Niccolò Fabi che, parlando della vita, dice che “tra la partenza e il traguardo, nel mezzo c’è tutto il resto, e tutto il resto è giorno dopo giorno, e giorno dopo giorno è silenziosamente costruire, e costruire è potere e sapere rinunciare alla perfezione”. Grazie Vittorio per ciò che hai costruito. Non lo dimenticheremo.

(*) direttore “La Fedeltà” (Fossano)

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