Estate, tempo per rientrare in noi stessi

Abbiamo tutti particolarmente bisogno di calma e silenzio. Qualcuno riterrà che in pochi prenderanno in considerazione queste parole: la maggior parte concepisce le vacanze come il momento propizio in cui “divertirsi” e quindi come il tempo per eccellenza in cui “uscire da se stessi” per svagarsi... Ma forse non tutti la pensano così. Se ci lasciamo portare dal sensazionalismo e diamo ascolto solo a chi grida più forte, difficilmente riusciremo a scorgere o semplicemente ad avvicinarci alla verità. Mi sembra che abbiamo bisogno di rientrare in noi stessi anche come cristiani, per ritrovare ciò che è veramente essenziale alla vita di fede.

Per molti, e anche per il nostro settimanale, agosto è tempo di ferie e di vacanze. Si prende congedo, almeno per un po’, dalla consueta attività lavorativa in vista di un tempo di ristoro e di svago, che mirano a rigenerarci. Mentre ripenso a questi ultimi mesi, sento quanto mai urgente per me – e mi vien da aggiungere anche per la nostra società – un tempo per rientrare in noi stessi. Mi sembra che abbiamo tutti particolarmente bisogno di calma e silenzio. Qualcuno riterrà che in pochi prenderanno in considerazione queste parole: la maggior parte concepisce le vacanze come il momento propizio in cui “divertirsi” e quindi come il tempo per eccellenza in cui “uscire da se stessi” per svagarsi… Ma forse non tutti la pensano così. La riscoperta dei santuari, degli itinerari turistico-religiosi, dei pellegrinaggi o dei percorsi di montagna sta a testimoniare che c’è anche oggi, e forse è in crescita, il bisogno di spiritualità e di rientrare in se stessi, per far affiorare quel qualcosa di profondo che portiamo dentro. Avvertire dentro di noi il desiderio di guardarsi dentro è già un dono, quanto mai prezioso, nient’affatto scontato. Al tempo stesso è anche un compito, nel senso che chi avverte dentro di sé questo appello all’interiorità non deve lasciarlo cadere nel vuoto, perché è un’occasione importante, da non perdere. Per la singola persona, innanzi tutto, perché il fatto di rientrare in noi stessi aiuta a riprenderci in mano, a capire dove ci troviamo: ci aiuta a riscoprire il filo rosso della nostra vita e il senso che la fa brillare.

Tutte le volte in cui perdiamo di vista le motivazioni che stanno alla base del nostro lavoro (ma in generale della nostra vita) corriamo il rischio di andare avanti per forza di inerzia e alla lunga rischiamo di logorarci, di annoiarci, di perdere l’entusiasmo… Guardarci dentro – con molta onestà, senza raccontarci bugie – ci fa capire le nostre contraddizioni e ci permette di chiamarle per nome, se abbiamo il coraggio di farlo. Se è vero che non è possibile eliminare del tutto una certa umana incoerenza, è altrettanto vero che la persona sana è quella che più riesce a fare unità dentro di sé e a trovare un equilibrio tra le sue varie dimensioni. Se vi è capitato di accostare una persona riconciliata con se stessa e profondamente unificata, ne avrete percepito senz’altro la forza interiore e la profonda serenità. Al contrario chi coltiva consapevolmente le proprie contraddizioni o le lascia crescere, inconsapevolmente, senza porvi alcun rimedio, vedrà aumentare dentro di sé quell’insoddisfazione e quell’irrequietezza che conducono all’infelicità. Ma sono anche i fatti che accadono attorno a noi che ci chiedono una maggiore capacità di distacco e ci invitano a rientrare in noi stessi, per guardare le cose con più oggettività. Tutto sembra spingere nella direzione del sensazionale, dell’immediato, del colpo di scena… con il rischio di prendere abbagli e di smarrire il senso della realtà. Esempi eloquenti sono le cosiddette fake news, cioè le false notizie fabbricate ad arte per spingere il lettore a gridare allo scandalo, influenzando profondamente il suo modo di pensare e di agire.

Gli esempi di false notizie si sprecano ed è evidente che non abbiamo ancora imparato a difenderci da esse. Se ci lasciamo portare dal sensazionalismo e diamo ascolto solo a chi grida più forte, difficilmente riusciremo a scorgere o semplicemente ad avvicinarci alla verità. Mi sembra che abbiamo bisogno di rientrare in noi stessi anche come cristiani, per ritrovare ciò che è veramente essenziale alla vita di fede. Che cosa ci fa cristiani? C’è una “differenza cristiana” che permette di distinguere la vita di un cristiano da chi non lo è? Come preti, laici o consacrati, che cosa è per noi davvero irrinunciabile nella nostra vita di credenti? Tornare a dircelo, con chiarezza, ed agire poi di conseguenza possono farci solo bene e ci aiutano a ritornare alla fonte del nostro credere, unificando le nostre vite, talvolta sfilacciate e disperse. L’unità interiore del singolo diventa un tassello essenziale per costruire l’unità di ogni comunità, anche di quella cristiana. Al di là delle differenze di pensiero e del modo di affrontare le spinose questioni che assillano il nostro presente, rimane un valore sapere che si fa parte di una stessa grande famiglia. Se sapremo rientrare in noi stessi, superando l’egemonia individualista oggi imperante, potremo sentire di nuovo – come dice Papa Francesco – “il privilegio e il piacere spirituale di sentirci un popolo”.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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