Per mille strade/Calabria. Verso Roma con impegno ecclesiale, sociale e senso di responsabilità

Un cammino nel cuore della Calabria, a cui hanno aderito le dodici diocesi della regione. L’appuntamento iniziale di “Per mille strade” è a Serra, dove il 4 agosto i giovani saranno accolti dal vescovo delegato, mons. Francesco Savino, che guida la diocesi di Cassano all’Jonio. Poi, zaino in spalla, in cammino per sei tappe che vedranno i giovani calabresi incontrare le realtà di Torre di Ruggiero, Acconia di Curinga, Sant’Eufemia, Falerna, Campora San Giovanni e Longobardi

Saranno 250 i giovani calabresi che, grazie alla proposta della Pastorale giovanile regionale, raggiungeranno Roma per l’incontro con papa Francesco dell’11 e del 12 agosto prossimi. “L’incontro di Roma è preceduto dal cammino dei giovani, un cammino unico che va da Serra San Bruno a Paola, i due luoghi simbolicamente più forti della Chiesa calabrese”, dice il responsabile di Pastorale giovanile della Conferenza episcopale calabra, don Ivan Rauti. Un cammino nel cuore della Calabria, a cui hanno aderito le dodici diocesi della regione. L’appuntamento iniziale di “Per mille strade” è a Serra, dove il 4 agosto i giovani saranno accolti dal vescovo delegato, mons. Francesco Savino, che guida la diocesi di Cassano all’Jonio. Poi, zaino in spalla, in cammino per sei tappe che vedranno i giovani calabresi incontrare le realtà di Torre di Ruggiero, Acconia di Curinga, Sant’Eufemia, Falerna, Campora San Giovanni e Longobardi. “Al cammino parteciperanno 100 giovani. A Paola ce ne raggiungeranno altri 150, anche se ci sono molti giovani calabresi organizzati con i diversi movimenti e gruppi, come quelli delle congregazioni religiose, o ancora l’Azione Cattolica e gli Scout” – spiega don Rauti -. Un cammino di 120 chilometri, che vedrà i giovani vivere per qualche ora le attività delle parrocchie locali. “Sarà l’occasione per impegnarci in serate di evangelizzazione di strada e proporre il nostro cammino che dalla Calabria vuole arrivare a Roma, per incontrare papa Francesco”. Ai due estremi, Serra San Bruno e Paola, “i luoghi simbolo della santità e della spiritualità calabrese, grazie alle figure di San Bruno di Colonia e San Francesco. Senza dimenticare che lungo il percorso incontreremo altri testimoni, come San Nicola Saggio. È un cammino che facciamo insieme ai nostri santi, in un percorso che abbraccia grosso modo, simbolicamente, tutta la Calabria”, spiega il responsabile di Pg.

Cosa portano i giovani calabresi a Roma? “Tanto del loro impegno ecclesiale e sociale e del loro senso di responsabilità”, la certezza di don Ivan Rauti. “La nostra terra ha il grande vantaggio di un fortissimo senso di appartenenza dei giovani, che sono la nostra grande risorsa. Spesso, purtroppo, si trovano costretti per lavoro a vivere a distanza dalle terre che amano, e questo porta loro un grande combattimento interiore, tra la voglia di partire e quella di tornare, proprio perché sono legati ai loro territori”. Un fattore importante, “che si sente molto anche a livello ecclesiale. Anzi, il senso di appartenenza alla propria realtà ecclesiale è un tratto caratteristico dei giovani di Calabria. L’incontro di Roma – prosegue don Rauti – è un modo di far sentire al Papa la vicinanza dei giovani in vista del Sinodo, la nostra presenza di giovani di una parte d’Italia considerata ancora periferia”.

Una periferia che reagisce, però, perché i giovani calabresi “sentono la responsabilità di superare certi stereotipi che rischiano di caratterizzare il modo di pensare dei giovani del Sud”. I giovani calabresi vogliono far sentire la propria presenza anche per “uscire da quella cultura che spesso abbiamo di credere di essere un po’ fanalino di coda e quelli che vengono messi da parte”. Don Rauti sottolinea come “purtroppo è vero che siamo periferia da tanti punti di vista, sia per l’economia, che per la politica. Però c’è, e questo è un aspetto originale, una voglia di non cedere a forme di stereotipia del nostro essere periferia. C’è un grande desiderio di mettersi in gioco, per certi versi anche di più del passato. I giovani calabresi non vogliono piangersi addosso”.

Piuttosto sono i protagonisti attivi dei territori. “Se questo tipo di evento l’avessimo fatto venti anni fa, a livello di numeri avrebbe avuto un successo sicuramente molto maggiore – ricorda don Rauti -. Erano anni in cui bastava mettere una locandina, fare una proposta, e i giovani arrivavano a frotte. Adesso è molto più faticoso, non soltanto per noi, ma anche a livello nazionale. Nelle consulte nazionali di pastorale giovanile emerge sempre la necessità di andare a cercare e chiamare i giovani”. Oggi, però, la qualità è diversa.

“Il tipo di partecipazione è molto meno massificato, è una partecipazione più consapevole e responsabile, più desiderosa di non essere fine a se stessa.

Molti dei giovani che parteciperanno, specialmente quelli che prenderanno parte al cammino, sono già impegnati. E questo non è un limite, ma una grande risorsa perché significa che c’è una continuità, una voglia di incidere nel territorio, nella parrocchia, nelle realtà ecclesiali ma anche in quelle sociali. Siamo convinti che il cammino verso Roma avrà sicuramente un ritorno concreto da questo punto di vista”.

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