Per mille strade/Piemonte. Con il cuore spalancato, aperto ai desideri, disponibile alle sorprese

Quasi 2.000 saranno i piemontesi e valdostani a partecipare all’incontro di Papa Francesco con i giovani italiani in programma a Roma l’11 e il 12 agosto. Nei giorni precedenti vivranno diverse esperienze, a seconda della diocesi di provenienza prima di ritrovarsi a Torino per un momento di riflessione e preghiera davanti alla Sindone

Saranno circa 2.000 i giovani piemontesi che, prima di mettersi in viaggio verso Roma per l’incontro con Papa Francesco, sosteranno in riflessione e preghiera davanti alla Sindone, “sintesi eloquente” del “discepolo amato da Gesù”, indicato come figura di riferimento nel documento preparatorio del Sinodo. Sarà questo momento, dal titolo “L’Amore lascia il segno” in programma nella serata di venerdì 10 agosto nel Duomo di Torino, a concludere “Per mille strade”, fase di avvicinamento alla due giorni romana che vedrà coinvolte tutte le 17 diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta.

“Venaria e poi Torino saranno – spiega don Luca Ramello, responsabile della pastorale giovanile regionale – il punto di convergenza dei cammini diocesani”. Informazioni su percorsi, tappe e iniziative sono facilmente disponibili grazie all’app “YOUwithUS”.

I giovani di Torino partiranno dal Passo del Monginevro, poi a Susa si uniranno ai coetanei per raggiungere Venaria. Quelli di Biella si metteranno in cammino partendo dal santuario di Oropa, mentre i coetanei di Casale Monferrato partiranno da quello della Madonna di Crea per poi unirsi – a Torino – ai gruppi di Alessandria e Asti. Percorreranno la via Francigena sia i giovani delle diocesi di Aosta che quelli di Ivrea. Anche le diocesi di Alba, Cuneo, Fossano e Saluzzo propongono un cammino di 200 km, gli ultimi, sulla via Francigena che porterà i partecipanti direttamente a Roma. Un gruppo proveniente dalle stesse diocesi sarà però a Venaria e poi a Torino, come i coetanei di Mondovì. Caratterizzata dalle figure di Teresa Bracco e Chiara Badano sarà invece l’esperienza dei giovani di Acqui, in cammino da Sassello a Santa Giulia prima di trasferirsi a Torino. Alla due giorni a carattere regionale parteciperanno anche i giovani di Vercelli – che vivranno la settimana antecedente un pellegrinaggio da Biella a Oropa – e quelli di Pinerolo – che proseguiranno la loro permanenza a Roma dopo l’incontro con il Papa per un percorso di vita e fede nella Città Eterna. I giovani di Novara, invece, saranno protagonisti da fine luglio del cammino di San Carlo, da Arona al Sacro Monte di Varallo, prima di unirsi agli altri giovani piemontesi a Roma. Ma anche loro saranno in qualche modo interrogati dalla Sindone, visto che nel kit del pellegrino che verrà consegnato ad ogni giovane italiano presente a Roma ci sarà anche un piccolo telo in lino che la riproduce in scala.

Nel sottolineare “il legame molto forte” tra Sindone e Sinodo, don Ramello spiega che

“nel passaggio davanti alla Sindone non si intende offrire solo un pellegrinaggio ma proporre ai giovani l’esperienza del discepolo amato”.

E l’avvicinamento a questa esperienza sarà vissuto in un cammino, dal triplice valore: “I giovani – osserva il responsabile regionale – si mettono in cammino sui segni della fede, della cultura e dell’arte dei lori territori”. Inoltre, “attraverso questa esperienza, sono chiamati a vedere i segni della presenza, oggi, del Signore”. Infine, “il cammino di centinaia di giovani diventa segno per gli altri giovani, per le città che attraversano, per la società in cui viviamo. Un segno umile, ma allo stesso tempo forte ed eloquente”.

Ai giovani che si preparano a partecipare a “L’Amore lascia il segno”, don Ramello chiede di “restare con il cuore spalancato, aperto ai desideri, disponibile alle sorprese”; poi di “mettersi in ascolto della Parola del Signore”; e, ancora, di “riconoscere i segni. L’esperienza che vivremo anche a Roma, mi auguro sia anche slancio per altre mete, forse anche più impegnative, che sono quelle della vita e la prima delle quali è la ricerca della propria vocazione”.

Mentre cresce l’entusiasmo dei giovani pronti a condividere l’esperienza, don Ramello individua alcune attese:

“La valorizzazione dei giovani credenti, una presenza minoritaria ma significativa, spesso dimenticata e di cui ci si accorge quando li vediamo insieme”.

“Anche dopo il Sinodo – prosegue il responsabile regionale – sarà necessario un ascolto dei giovani. Un’attenzione che, per esempio a Torino, non è una novità visto che l’arcivescovo già nel 2012 lanciò il Sinodo dei giovani. C’è bisogno che tutta la Chiesa, e ancor di più la società, riesca ad ascoltare davvero i giovani per quello che hanno da dire e per quello che sono e non per come vorremmo fossero”. Infine “c’è l’attesa di aprirsi con loro al discernimento dello Spirito per capire come annunciare il Vangelo a tutti, anche a quelli che non si metteranno in cammino”.

“Serve – conclude don Ramello – un sussulto di responsabilità da parte dei giovani credenti verso i loro coetanei ma anche di tutte le nostre comunità verso i giovani, perché senza questa alleanza intergenerazionale è difficile che la società vada avanti”.

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