La “politica” del Vangelo

Ogni partito dà una risposta parziale, e per questo mai completamente soddisfacente, alle sfide dell’oggi. È importante esserne consapevoli, per non arrivare al paradosso che la Chiesa debba tacere per non disturbare il leader di turno, per non rendere manifeste le distanze su certi punti con i valori evangelici

“La Chiesa non deve fare politica”. È una delle critiche piovuta addosso a don Giuseppe Tassoni, parroco di Malo, reo, secondo qualcuno, durante la celebrazione della messa di quindici giorni fa, di aver letto un comunicato di Pax Christi in cui si ribadiva l’impegno “a custodire e promuovere la buona semente della dignità di ogni essere umano, della tutela dei diritti umani per tutti” e in nome di questo si avanzavano critiche alle politiche governative sull’immigrazione (e non solo).
Ma se per politica intendiamo interessarsi dei destini delle donne e degli uomini (in primis dei più indifesi), di promuovere il Bene comune, di fare i conti con una complessità che non può essere affrontata con semplificazioni e slogan, allora non ci sono molte alternative. Nel Vangelo di Matteo al capitolo 25 si legge: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ero forestiero e mi avete ospitato” e molto altro.
Se dovesse valere davvero il principio che la Chiesa non deve fare politica, dovremmo stralciare numerose pagine dei Vangeli.
C’era un tempo in cui i pastori indicavano ai fedeli cosa votare: una sola croce era possibile, sullo scudocrociato, simbolo della Democrazia Cristiana. Poi venne il Concilio che legittimò un certo pluralismo politico sulla base dell’assunto che la stessa fede può animare progetti politici diversi. Tra i cattolici crebbe la pluralità di opzioni fino al tracollo della Prima Repubblica e la fine dei partiti storici, Democrazia Cristiana compresa.
Già da tempo i pastori avevano smesso di indicare dove apporre la croce nel segreto dell’urna. La Chiesa non ha mai smesso, però, di interessarsi alla “città dell’uomo”. L’impegno si è sempre più diretto alla formazione delle coscienze e al discernimento per riconoscere i valori irrinunciabili per ogni credente, a prescindere dalla scelta partitica. In tale quadro la difesa della dignità di ogni persona rappresenta uno dei riferimenti fondamentali. A tale valore faceva riferimento il testo letto da don Tassoni.
Ogni partito dà una risposta parziale, e per questo mai completamente soddisfacente, alle sfide dell’oggi. È importante esserne consapevoli, per non arrivare al paradosso che la Chiesa debba tacere per non disturbare il leader di turno, per non rendere manifeste le distanze su certi punti con i valori evangelici. È una consapevolezza che interpella soprattutto i laici credenti impegnati a “ordinare le cose del mondo secondo Dio” (Concilio Vaticano II). Se questo non avviene significa che il Vangelo annunciato è innocuo, non mette in discussione i poteri costituiti (di destra, sinistra, centro), potrebbe essere letto indifferentemente oggi, cento anni fa o tra cento anni. E invece la Parola è, per definizione, incarnata: parla qui e ora, a ciascuno di noi. La Chiesa, per essere fedele a sé stessa, non può che testimoniare tutto questo.
Invece che cambiare parrocchia o parroco, impegniamoci in un confronto costruttivo, che magari porti a far modificare qualche posizione anche al partito per cui voto.

(*) direttore “La Voce dei Berici” (Vicenza)

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