Il grido del povero

Cosa può significare per un credente in Cristo Gesù, che forse porta il rosario in tasca e giura fedeltà al Vangelo, il grido dei poveri che attraversano il Mediterraneo rischiando tutto, alla ricerca di condizioni di vita decenti? Nell’Europa che da tempo ha cancellato dai propri documenti il riferimento alle radici cristiane, ci sono già sette Stati che hanno decretato il “crimine di solidarietà” per coloro che compiono gesti di aiuto e compassione verso i richiedenti asilo.

È uscito recentemente il messaggio di Papa Francesco per la Giornata dei poveri, che si celebrerà il 18 novembre. Il messaggio inizia con la citazione del salmo 34: “Questo povero grida e il Signore lo ascolta”. Poi, nel testo, ricorda anche la seconda parte del versetto: “lo libera da tutte le sue angosce”. Il grido, l’ascolto e la liberazione sono i concetti che il documento esamina. La liberazione dall’angoscia e dalle sue cause è un segno del Dio liberatore e noi, tutti coloro che si professano cristiani, siamo le sue mani, i testimoni operativi del suo Vangelo. Il Signore ascolta il grido di “questo povero”, il quale ha una precisa identità personale e un desiderio di vita in pienezza. Questo grido che Dio ascolta diventa un giudizio per tutti quelli che non lo ascoltano, che non intervengono in soccorso, che non liberano.
C’era tempo fa, e forse c’è ancora, la tentazione di separare la vita concreta dalla fede cristiana, dal Vangelo. Il documento dice: “La sollecitudine dei credenti non può limitarsi a una forma di assistenza – pur necessaria e provvidenziale in un primo momento -, ma richiede quell’attenzione d’amore che onora l’altro in quanto persona e cerca il suo bene”. Il bene di cui si parla coinvolge il “bene comune”, che orienta l’azione politica. Cosa può significare per un credente in Cristo Gesù, che forse porta il rosario in tasca e giura fedeltà al Vangelo, il grido dei poveri che attraversano il Mediterraneo rischiando tutto, alla ricerca di condizioni di vita decenti? Nell’Europa che da tempo ha cancellato dai propri documenti il riferimento alle radici cristiane, ci sono già sette Stati che hanno decretato il “crimine di solidarietà” per coloro che compiono gesti di aiuto e compassione verso i richiedenti asilo. Il 20 giugno in Ungheria è stata votata una legge che condanna ad un anno di carcere chi li aiuta. Prima della caduta dei muri, c’erano in quel Paese giovani che raccoglievano soldi, dollari per lo più, per fuggire dal regime. E oggi dimenticano la loro stessa storia. A Esztergom, capitale storica la cui cattedrale è dichiarata “Caput, mater et magistra ecclesiarum Hungariae”, poco tempo fa storcevano il naso al ricordo della rivolta del 1956, scoppiata proprio in quel luogo. Altrettanto è successo in Polonia, Cechia, Slovacchia. In questo modo si demolisce la propria storia e la propria identità e, prima ancora, una dimensione etica a cui, nei tempi duri, quelle stesse popolazioni si erano appellate. Le radici cristiane davvero si stanno cancellando.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

Altri articoli in Territori

Territori