Valori a perdere

A noi la scelta se continuare a costruire sulla sabbia o se decidere di ricentrarci sulla Roccia. Scelta di cui siamo debitori alle giovani generazioni.

È risuonata più volte nella sala consiliare – da voci e realtà diverse – l’espressione “vuoto di valori”, “crisi di valori”, a commento del respingimento della nave Aquarius. A spiegare quella mancanza di solidarietà, o meglio, di umanità che ha portato e porta all’indifferenza. A spiegare quel seguire la pancia, piuttosto che la testa e il cuore. Da tempo lo si diceva, anche parlando della economica. Già letta come una parte di una crisi più radicale e globale, che tocca le fondamenta. Ma forse questa consapevolezza non era ancora evidente e condivisa. Forse sembrava una lettura troppo negativa, tipica di chi vuol vedere sempre il fallimento, il bicchiere mezzo vuoto. Di chi, insomma, (come spesso è stata tacciata la Chiesa) è nemico del mondo e del progresso. E così si è andati avanti, senza fare vere sterzate, senza cambiare passo di marcia. Forse si è solo inserito qualche convegno, qualche articolo. Ma senza mettere mano a questa rifondazione della nostra umanità e della nostra convivenza. Adesso è sotto l’occhio di tutti. E chiede azioni e scelte coerenti.

“Quando però sono scosse le fondamenta e vengono a mancare le certezze essenziali, il bisogno di quei valori torna a farsi sentire in modo impellente: così, in concreto, aumenta oggi la domanda di un’educazione che sia davvero tale”, ricordava Benedetto XVI nella Lettera alla diocesi e alla città di Roma sull’emergenza educativa (2008). Educazione che mette in gioco la responsabilità, quella personale, ma anche quella comunitaria, sociale. Così ancora il Papa emerito: “Di fatto le idee, gli stili di vita, le leggi, gli orientamenti complessivi della società in cui viviamo, e l’immagine che essa dà di se stessa attraverso i mezzi di comunicazione, esercitano un grande influsso sulla formazione delle nuove generazioni, per il bene ma spesso anche per il male. La società però non è un’astrazione; alla fine siamo noi stessi, tutti insieme, con gli orientamenti, le regole e i rappresentanti che ci diamo, sebbene siano diversi i ruoli e le responsabilità di ciascuno”.

Vuoto, quello che oggi tutti avvertono e deplorano, che diventa quindi un monito e insieme un appello. Che rende attuale la predicazione di Giovanni Battista, che tra pochi giorni celebreremo. A noi la possibilità di chiederci “cosa dobbiamo fare”, di riaderire – in modo anche sofferto – a quei valori che ci tengono su e che forse abbiamo svenduto a poco prezzo. A noi la scelta se continuare a costruire sulla sabbia o se decidere di ricentrarci sulla Roccia. Scelta di cui siamo debitori alle giovani generazioni.

(*) direttrice “Vita Nuova” (Parma)

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