Frana in Valchiavenna: l’ora della Madre

È ancora forte l’emozione ripensando a quanto accaduto in Valchiavenna nel pomeriggio del 29 maggio scorso, quando un'imponente frana ha investito Gallivaggio (So), frazione del comune di San Giacomo Filippo, in Valle Spluga. A dispetto della portata dell'evento - che ha riguardato una massa compresa tra i 6 e i 10 mila metri cubi di roccia - il santuario mariano sottostante alla montagna franata è rimasto intatto, così come il campanile

Adesso che tutti noi abbiamo tirato un profondo sospiro di sollievo perché i seimila metri cubi di massa rocciosa, caduti martedì 29 maggio, non hanno intaccato il santuario di Gallivaggio, possiamo ammettere che ogni persona di buon senso poteva temere che il pericolo di una deflagrazione del campanile di Gallivaggio, e soprattutto dell’intero santuario, fosse inevitabile, cancellando così improvvisamente in Val Chiavenna secoli di storia e di devozione mariana.

Grande è stato lo stupore di un geologo, incaricato di sorvegliare il progressivo smottamento, quando ha rilevato che “la massa rocciosa dopo il distacco ha deviato rispetto alla direttrice del santuario, poi la massa si è sbriciolata precipitando e quindi non sono caduti sassi di grosse dimensioni”. La scienza e la tecnica si ferma naturalmente qui, si limita a constatare il fatto, alcuni forse pensano ancora che ciò che è capitato sia una pura casualità e non sanno andare oltre.

Come credenti, abbiamo il diritto di affermare, senza timidezza alcuna, che una mano provvidenziale, quella di Maria, è intervenuta a tutela e a difesa del santuario, come già è capitato nei tempi passati, dando un ulteriore segnale di vicinanza, di benevolenza e di affezione nei nostri confronti.

A Gallivaggio Maria è di casa già fin dal lontano 1492 e qui esercita la sua maternità verso i discepoli del suo Figlio, soprattutto veglia, protegge e conforta gli amati abitanti della Val Chiavenna, i primi a sperimentare Maria come madre della Misericordia.
A noi è data la felice possibilità di comprendere una volta in più cosa significhi per Maria essere madre.
Attribuire a Maria il termine Madre significa riconoscere la sua vicinanza, l’ interesse e la tutela dei suoi figli; esprime la compassione e la tenerezza nei confronti di quanti accolgono la sua protezione; manifesta la premura e il sostegno di Maria nell’ora della prova.

La prima reazione da suscitare nel popolo di Dio, al di là dello stupore per l’accaduto, è quindi quello di un vivo, corale ringraziamento.

Solo chi si sente figlio amato e ha avvertito l’intervento materno di Maria può esultare di gioia e lodare il Signore attraverso di lei. È il grazie che prorompe, come da sorgente fresca, dal cuore del popolo di Dio, un grazie che dice riconoscenza per la fedeltà di Dio Trinità, che vuole condurre il cuore degli uomini a sperimentare la sua infinita misericordia, attraverso l’intercessione di Maria.
La gratitudine del popolo di Dio deve però tradursi in un rinnovato impegno di conversione. Questo avvenimento così clamoroso, che ha salvato il nostro santuario di Gallivaggio, documento prezioso della fede dei nostri padri, non può lasciarci come prima, come se nulla fosse successo!

Alla provata premura materna di Maria deve perciò corrispondere un rinnovato impegno di fedeltà al Vangelo del Figlio suo, nella consapevolezza che a chi più è stata usata misericordia, più deve sentirsi impegnato a trasmettere misericordia, nelle forme che a ciascuno sarà più conveniente trovare.
Mi preme sottolineare anche un’altra prospettiva, che ho già richiamato nell’incontro penitenziale a Chiavenna, sabato 28 aprile, durante il quale abbiamo chiesto a Maria di essere da Lei accompagnati in questo tempo di dolore. I massi che precipitano e che tentano di rovinare il santuario sono il segno dell’antica lotta del maligno contro le forze miti del bene, una lotta che sembra acutizzarsi in questi tempi e che mette a dura prova la fede dei credenti in Dio. L’azione di Dio accompagna e sostiene gli amici del Signore, che nonostante la fragilità e le debolezze , sono tuttavia preservati dal male che irrompe prepotentemente nella storia e che tuttavia è bloccato e vinto dall’intervento misericordioso di Dio.

Camminiamo dunque insieme, pieni di fiducia e con speranza. Il Cristo risorto è il Signore del mondo e della storia e Maria, sua e nostra Madre, ci è sempre vicina come baluardo sicuro di difesa, di protezione e di conforto.

(*) vescovo di Como

(**) editoriale per “Il Settimanale della Diocesi”

Altri articoli in Territori

Territori