Anticipiamo il futuro

I cambi di questi mesi nelle parrocchie non riguardano soltanto la “turnazione” dei sacerdoti. Si tratta di guardare in modo nuovo il cammino delle parrocchie, che in alcuni casi si intreccerà, in altri diventerà comune

A volte tornano in mente vecchi “slogan” degli anni dei gruppi giovanili in parrocchia, e ti rendi conto di come ti abbiano accompagnato poi negli anni. Uno diceva “anticipiamo il futuro” con l’invito a guardare avanti consapevoli della nostra storia e del cammino fatto, di ciò che siamo oggi, ma con l’attitudine di chi già mette un piede più in là. È l’attitudine del camminatore, che non si accontenta di fermarsi a guardare il percorso fatto, e neppure si limita a sedersi e godere del presente, ma si sbilancia in avanti.

Camminare è sbilanciarsi in avanti. Può far paura. Lo viviamo in tante occasioni. Quando si inizia un viaggio, un nuovo lavoro, quando ci si mette in gioco, quando ci si sposa o si mette al mondo un figlio. Lì dentro, in tutte quelle esperienze ci stiamo noi e ci sta già un piccolo pezzo di futuro. E così, anche in questi giorni in cui si sono annunciati cambi nelle parrocchie molti avranno provato un po’ di smarrimento. A partire dai sacerdoti che si troveranno a breve ad iniziare un nuovo cammino, in una nuova comunità.

Ma i cambi di questi mesi non riguardano soltanto la “turnazione” dei sacerdoti. Si tratta di guardare in modo nuovo il cammino delle parrocchie, che in alcuni casi si intreccerà, in altri diventerà comune. Certo tenendo conto della storia, dell’identità, ma anche dell’esigenza e dell’urgenza di un cambiamento. Questo non per anticipare il futuro, ma per leggere il presente. Il passo successivo sarà davvero quello di mettere un piede avanti. Con fiducia, recuperando uno spirito missionario di cui sentiamo il bisogno ora, da questa parte del mondo.

(*) direttore “La Fedeltà” (Fossano)

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