Attenti alla strada senza ritorno!

Al discorso di Mattarella va riconosciuto un merito sopra tutti: quello di aver posto in modo deciso la questione dell’Europa. Il Presidente ha stanato le ambiguità e il non-detto e ha obbligato i soggetti politici, da questo momento in poi, a manifestare chiaramente le proprie intenzioni circa l’Euro e la permanenza nell’Unione Europea.

Probabilmente nessuno – se non un piccolo gruppo di addetti ai lavori – si attendeva quanto è andato in onda la scorsa domenica sera. Tutto faceva presagire ormai una fumata bianca circa l’avvio del governo di Giuseppe Conte e invece il presidente Sergio Mattarella ha dato l’annuncio del fallimento delle trattative con la Lega e il Movimento 5 Stelle. Le reazioni non si sono fatte attendere. Alcune sono state (e lo sono tuttora) assolutamente scomposte sia nei toni sia nei contenuti. Sembra – stando a quello che sta succedendo nelle ore di questo mercoledì mattina – che le sorprese non siano finite. Attendendo che il quadro si chiarisca (un governo Cottarelli? le elezioni a luglio? il rilancio dell’ipotesi Lega-5Stelle?), mi soffermo su quanto è avvenuto nella giornata di domenica.
Ad una certa parte dell’elettorato non è affatto piaciuto – per usare un eufemismo – il no di Mattarella al ministro designato per l’economia, il prof. Paolo Savona, ed ha “rivendicato” il diritto del popolo a scegliere il proprio governo. Si può certamente discutere sull’opportunità o meno della decisione del Presidente circa il no a Savona. Si impongono infatti alcune domande, del tipo: quali scenari si aprono adesso? Non era più semplice accondiscendere alla proposta-Savona e lasciare che il governo giallo-verde fosse messo alla prova dalla realtà dei fatti? Tuttavia deve essere ben chiaro, una volta per tutte, che quanto ha fatto Mattarella rientra a pieno titolo tra le prerogative del presidente della Repubblica, che – in base all’articolo 92 della Costituzione – ha il diritto di “nominare” e quindi di accettare o meno i ministri “proposti” dal presidente del Consiglio.
Questa evidenza costituzionale sembra sia stata finalmente riconosciuta da tutti: 5 Stelle compresi, che hanno riconsiderato la volontà – gridata nelle piazze la sera di domenica – di mettere in stato di accusa “per tradimento” il presidente Mattarella (il famoso “impeachment”, per gli amanti delle parole inglesi). Se c’è stato un no di Mattarella, bisogna riconoscere che è venuto in conseguenza del no irremovibile di Di Maio-Salvini. Si è capito subito che Conte avesse un ruolo puramente formale: il no è venuto dai due “azionisti” del governo per il cambiamento ed ha bocciato l’alternativa offerta da Mattarella, vale a dire il nome del leghista Giancarlo Giorgetti al ministero dell’economia. Col passare delle ore si stanno svelando progressivamente i giochi che hanno portato a questo irrigidimento. Basterà attendere ancora un poco e si vedranno le alleanze che si andranno a stringere per la campagna elettorale che – al netto di improvvisi colpi di scena – si prefigura all’orizzonte. Ci chiediamo a chi convenisse davvero far saltare il tavolo per l’avvio del governo Lega5Stelle. Lo sapremo presto.
Al discorso di Mattarella va riconosciuto un merito sopra tutti: quello di aver posto in modo deciso la questione dell’Europa. Il Presidente ha stanato le ambiguità e il non-detto e ha obbligato i soggetti politici, da questo momento in poi, a manifestare chiaramente le proprie intenzioni circa l’Euro e la permanenza nell’Unione Europea. “Quella dell’adesione all’Euro – ha detto Mattarella – è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale”. Nella prossima campagna elettorale la questione-Europa sarà cenatrale. Che cosa è meglio per il futuro dell’Italia: stare dentro o uscire dall’Ue? Forse – come suggeriva il presidente – potrebbe essere sufficiente assumere “un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano”. Lo decideranno gli italiani nelle prossime elezioni. La questione, in ogni caso, è grossa e va affrontata con ponderazione.
Ecco, ponderazione. Lo spettacolo cui stiamo assistendo da domenica sera non lascia intravedere grandi spiragli. L’atmosfera si è fatta pesante e si è incattivita. Mi riferisco alle inaccettabili minacce di morte rivolte al presidente della Repubblica, alla valanga di insulti che circolano su internet contro chi la pensa diversamente, alle facili accuse di tradimento, all’incompetenza di chi si improvvisa esperto di Costituzione o di economia internazionale e discetta su cose che non conosce, al proliferare di notizie false, cioè le solite “fake news” cui si continua ad abboccare (basti pensare al messaggio fatto circolare sui social circa i “limitati” poteri del Presidente della Repubblica oppure alle frasi attribuite falsamente al Presidente Pertini usate a sostegno delle proprie idee). Se da parte dei politici e dei singoli cittadini dell’uno o dell’altro schieramento non si abbassano i toni e non si cerca di guardare con più oggettività la situazione, il futuro rischia di complicarsi per tutti, senza garanzie di una possibilità di ritorno.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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