Europa tra populismo e nazionalismo

Che ne sarà di una piccola nazione chiusa nei suoi confini e quale sarà la situazione produttiva, culturale, dei 27 Paesi del Vecchio Continente stretti nei propri confini? Quale sarà il loro rapporto con la pace?

Europa, una data, una memoria, un santo, temi interessanti da prima pagina. Ne parla diffusamente in un’intervista Bernard Ardura, postulatore della causa di beatificazione di Robert Schuman, statista e padre del sogno europeo. L’indagine di Ardura va oltre il rapporto credente e impegno politico, si estende al contesto storico e considera il rischio di disperdere la “memoria” non solo dei padri fondatori ma anche delle date.

Il 9 maggio, giorno della dichiarazione di Schuman (1950), segna l’inizio dell’Europa unita, una celebrazione che sembra già relegata nell’indifferenza. Stabilita la pace e le democrazie dopo il conflitto nasce la Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio) nel 1950 e poi nel 1957 la Cee (Comunità economica europea) quindi la moneta unica Euro. Ecco l’Europa dei problemi che s’impongono anche oggi: laddove dovrebbe crescere, denuncia stanchezza, riduzioni fra gli Stati e in/con l’Italia contingente crisi. Quando vengono meno le idee e gli ideali, i sogni svaniscono, il progetto si riduce a mercato, i politici si ripiegano sugli egoismi nazionali o locali non consapevoli delle proprie incapacità e inettitudini. Intanto la politica si svilisce, i partiti si sfasciano, perdono la propria identità, l’elettorato va in confusione estrema e si lascia manipolare dal potere e dagli affari. E la montagna partorisce il topolino, vale a dire il più banale dei populismi. I capi-popolo e i capi-opinione si chiudono negli interessi di sapore locale, tanto da scegliere la medicina più immediata, quella del nazionalismo, rimandando a una lettura superficiale fenomeni come quelli della Brexit e della migrazione. Così nel nostro Paese sfiorisce il progetto Europa.

Che ne sarà di una piccola nazione chiusa nei suoi confini e quale sarà la situazione produttiva, culturale, dei 27 Paesi del Vecchio Continente stretti nei propri confini? Quale sarà il loro rapporto con la pace? La guerriglia fra piccoli Paesi sarebbe il più immediato traguardo. Una logica vecchia non potrà mai risolvere problemi nuovi e oltretutto la storia non torna indietro. Questa piccola cavalcata di “luoghi comuni” vuole concludersi con il tono degli inizi: “Europa, una data, una memoria, un santo…” In sintesi: la politica non può che essere servizio alla Casa Comune e per i credenti si profila come alta espressione di carità. Per questo il laico cristiano passa dalla via della politica alla via della santità. Per i padri fondatori, l’Europa è la Casa Comune e “la santità è di casa”. Incredibile, ma vero! Allora, di fronte alle sfide che questo tempo ci pone dovremmo essere, come dice papa Francesco, convinti della costruzione europea. I valori rimangono i medesimi ma si tratta di mostrarli nel contesto storico odierno e adeguarli ad un progetto comune. Quale progetto?

(*) direttore emerito “Il Nuovo Amico” (Pesaro-Fano-Urbino)

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