Governo in fieri…

Tutti sanno, dalla base ai vertici che, se Lega e Cinquestelle concordano sulla necessità del cambiamento, come richiesto a gran voce dagli elettori, è pur vero che hanno idee molto diverse, e spesso opposte, sul tipo di cambiamento da attuare; quindi è facile profeta chi immagina futuri insanabili contrasti.

Al momento in cui scriviamo l’unica cosa, per così dire, certa nell’ermetica evoluzione della fase pre-governativa, è che il “contratto” tra M5S e Lega, quando fosse firmato dai protagonisti, sarà sottoposto in questo weekend al giudizio delle rispettive basi elettorali nei gazebo e/o nella piattaforma Rousseau. Curioso metodo – si direbbe perfettamente “populista” – di varare un progetto, oltremodo laborioso e impegnativo, ritenendo dunque che un comune “cittadino” ne sappia di più degli esperti politici e tecnici che l’hanno faticosamente elaborato in un diuturno e segreto tira e molla. È solo uno degli aspetti che suscitano perplessità in questa sorta di interminabile trattativa, avviata dopo che la “minaccia” di un governo del Presidente poteva lasciar intuire che un’ampia frangia di parlamentari neoeletti (magari anche giallo-verdi…) avrebbero in qualche modo preferito non tornare così presto a casa accettando, obtorto collo, l’inevitabile imposizione “tecnica”, lasciando ambedue i “vincitori politici” col cerino in mano. Nel frattempo è intervenuto qualche altro elemento che deve aver complicato ulteriormente il futuribile progetto pentaleghista: ci riferiamo, ad esempio, alla anticipata “agibilità politica” di Berlusconi – che deve aver insinuato qualche timore più nell’“alleato” Salvini che nei numerosi acerrimi oppositori – e soprattutto alle preoccupazioni espresse dalla Commissione Europea in tema di tenuta dei conti pubblici e di scelte sull’immigrazione, sdegnosamente respinte dai contraenti come ingerenze indebite; ma anche al rialzo dello spread Btp/Bund conseguente alla circolazione di una bozza di accordo poi data per superata… Un altro aspetto lascia perplessi: la ricerca affannosa di un premier “terzo” che dovrebbe fare semplicemente da notaio ad un accordo preconfezionato anziché orientare e dirigere – come prevede la Costituzione – l’attività del futuro governo: alla questione, pressoché insuperabile, si è anche pensato di rimediare ripescando l’idea della “staffetta” tra il segretario della Lega e il capo del M5S; ma ciò darebbe per scontato che la legislatura durasse cinque anni poiché, diversamente, il “secondo” resterebbe al palo! Infatti, l’altra più problematica questione è la durata di un accordo di tal fatta. Tutti sanno, dalla base ai vertici – i quali l’hanno duramente sperimentato in queste estenuanti trattative -, che, se Lega e Cinquestelle concordano sulla necessità del cambiamento, come richiesto a gran voce dagli elettori, è pur vero che hanno idee molto diverse, e spesso opposte, sul tipo di cambiamento da attuare; quindi è facile profeta chi immagina futuri insanabili contrasti. Tanto che l’avrebbero immaginato gli stessi contraenti predisponendo, pare, un “Comitato di Conciliazione” per le prevedibilissime fasi critiche. Resta poi la questione interna al centrodestra, dove già il governatore forzista Toti ha ammonito l’amico Salvini sulla natura temporanea e pre-elettorale che dovrebbe avere un governo palesemente “ircocervo”.

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

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